“ITALIA-BRASILE. INFORMAZIONE IN VIAGGIO"
Primo congresso dei giornalisti italiani, italo-brasiliani e brasiliani

Relazione introdutiva di LAURA CAPUZZO, consigliere nazionale e coordinatrice del Gruppo di lavoro
“Giornalisti italiani nel mondo” dell’Ordine dei giornalisti

"I corsi di aggiornamento professionale per giornalisti"

San Paolo, 17-18 giugno de 2003 - L’idea dei corsi di aggiornamento professionale per giornalisti non è estemporanea, casuale, ma è nata tenendo conto di un’esigenza espressa dagli stessi giornalisti italiani all’estero e confermata sia lo scorso anno dai colleghi italiani in Germania, sia lo scorso aprile qui a San Paolo dai colleghi dell’Associazione della stampa italiana in Brasile. E’ un’idea che ha trovato subito sensibile il Gruppo di lavoro dell’Ordine che si occupa dei giornalisti italiani nel mondo, perché perfettamente coincidente con il risultato di alcune riflessioni condotte all’interno degli organismi di categoria italiani e all’interno di altri organismi che rappresentano in Italia gli interessi dei connazionali all’estero, come il Ministero per gli Italiani nel Mondo, il Cgie, la Fusie.

C’è una breve storia alle spalle dell’attenzione che l’Ordine può riservare a questa idea, la quale per altro si inserisce perfettamente nel contesto all’interno del quale ci muoviamo, dal momento che la formazione e l’aggiornamento professionale rientrano tra i compiti istituzionali dell’Ordine.

Fino al convegno di Francoforte dello scorso anno noi abbiamo parlato, a questo proposito, di Borse di studio per un interscambio di giornalisti tra l’Italia e i Paesi esteri in cui c’è una forte presenza italiana e in cui esistono testate in lingua italiana. A monte c’era infatti un esperimento che l’Ordine regionale dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia aveva promosso nel 1998 e ’99 con il Canada. In pratica, in ciascuno di quegli anni due giornalisti del Friuli-Venezia Giulia hanno avuto modo di entrare in contatto con il mondo dell’emigrazione e dell’informazione italiana in Canada e due giornalisti di testate italo-canadesi sono venute in Italia per conoscere la Regione e il lavoro in alcune redazioni locali italiane. Quell’esperimento aveva avuto successo ed era stato interrotto solo per ragioni economiche.

Sono passati gli anni, abbiamo trasferito su un piano nazionale quella che era stata la proposta di una sola Regione, ma la “ragione” di quell’esperimento si è conservata: fare in modo che i giornalisti delle testate italiane all’estero (carta stampata, radio, tv, on-line) conoscano meglio la realtà sociale e culturale dell’Italia d’oggi ed abbiano la possibilità di svolgere presso redazioni italiane degli stage, che servano ad elevare le loro professionalità; analogamente, i giornalisti italiani che operano in Italia, possano approfondire la loro conoscenza del Paese straniero interessato, vengano sensibilizzati sulla realtà degli italiani e della stampa italiana che là esce e, nello stesso tempo, possano partecipare a stage presso redazioni locali.

Dal convegno di Francoforte è derivato un ulteriore suggerimento, che abbiamo accolto: quello di coinvolgere in un progetto di questo tipo i giornalisti stranieri, che abbiano interesse a sviluppare il loro rapporto con l’Italia e con le varie manifestazioni dello stile di vita italiano, ivi compresa la conoscenza della lingua italiana.

E’ evidente che un’operazione di questo genere riveste un carattere fortemente innovativo proprio perché, toccando il mondo dell’informazione e, nello stesso tempo, i rapporti dell’Italia con i Paesi che sono stati segnati dalla sua emigrazione, apre l’Italia al mondo e fa entrare direttamente il mondo in Italia. In effetti, un intervento di questo tipo consentirebbe di:

  1. promuovere un’attenzione maggiore alla specificità delle due aree interessate
  2. favorire il confronto tra culture e stili giornalistici diversi, ivi compreso quello proprio della stampa italiana all’estero
  3. coltivare una professionalità giornalistica più mirata al rapporto con gli italiani all’estero, che sia di supporto alla realizzazione di un’efficace informazione di ritorno sulla presenza italiana nel mondo, destinata ai media italiani
  4. aprire nuovi canali informativi per le testate delle due aree
  5. valorizzare l’apporto delle minoranze e dell’informazione nella costruzione di relazioni significative tra le nazioni, con positive ricadute in tutti i settori d’attività.

Una volta chiarito che quelli descritti possono essere i destinatari e gli obiettivi del progetto, abbiamo ritenuto di modificare il precedente concetto di “Borse di studio” in quello di “Corsi di aggiornamento professionale”, più consono per iniziative che in effetti non riguardano tanto chi deve ancora apprendere i rudimenti del mestiere, ma chi ha già maturato una sua esperienza professionale.

Si è cercato, a questo punto, di individuare i possibili partner dell’Ordine per la realizzazione del progetto stesso. Innanzi tutto il sindacato unitario dei giornalisti italiani, la Fnsi, e la Fusie, organismo “storico” di rappresentanza della stampa italiana all’estero. Subito dopo le associazioni dei giornalisti italiani all’estero, come il MediaClub per la Germania e l’Asib per il Brasile, con i quali stiamo già lavorando. Di fondamentale importanza per il coinvolgimento dei giornalisti stranieri, riteniamo sia la partecipazione al progetto da parte degli organismi che, nel Paese interessato, li rappresentano: nel caso del Brasile, la Fenaj, l’Abi, l’Abrajori, che appunto per questo abbiamo voluto presenti a questo appuntamento perché è anche con loro, se sono d’accordo, che vorremmo proseguire questo cammino.

Non abbiamo trascurato la ricerca di appoggi a livello istituzionale, avviando una serie di contatti su questo tema con il Ministero per gli Italiani nel Mondo, il Ministero degli Affari Esteri, la Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, che già in passato aveva organizzato delle Borse di studio aventi finalità similari, per quanto meno caratterizzanti dal punto di vista della qualificazione professionale. A questo proposito, giova ricordare il Documento del Tavolo tematico su “Informazione e comunicazione” approvato nel marzo 2002 dalla Conferenza permanente Stato-Regioni-Cgie, laddove (al punto 4) si parla di valorizzazione degli operatori dell’informazione italiana all’estero e, rivolgendosi in particolare alle Regioni, si dice che andrebbero favorite le iniziative di incontro e di interscambio di operatori dell’informazione attivi all’estero ed in Italia, anche attraverso la realizzazione di stages e di accordi con le Scuole di giornalismo che possano formare e qualificare gli operatori. “Tali iniziative – prosegue il documento – aprirebbero la strada a relazioni biunivoche più costanti in tutti i campi di attività, potrebbero costituire un supporto determinante alla realizzazione dell’informazione di ritorno e rappresentare un’occasione di educazione all’interculturalità per la società italiana”. Mi sembra che quanto andiamo a proporre sia in linea perfetta con il Documento.

Nel corso del workshop di aprile, inoltre, dai colleghi dell’Asib e dall’Istituto italiano di cultura di San Paolo sono venute altre utili indicazioni, che abbiamo potuto verificare solo nei giorni immediatamente precedenti questo congresso e sono quindi ancora da discutere ed approfondire meglio. Il suggerimento era di valutare la possibilità di inserire il nostro progetto dei Corsi tra le iniziative finanziabili con fondi del Ministero italiano del Lavoro e delle Politiche sociali, che in effetti fino al 2001 ha previsto interventi per la qualificazione, aggiornamento e riqualificazione professionale degli italiani residenti nei Paesi non appartenenti all’Unione europea. Dopo il 2001 questi interventi non ci sono più stati, anche perché il Ministero ha allo studio un progetto radicale di riforma di questo tipo di interventi che, per quanto ci riguarda, potrebbe deporre a nostro favore.

L’intenzione del Ministero del Lavoro è infatti quella di riorientare gli interventi rivolti agli italiani all’estero, all’interno di nuova linea di azione tendente a produrre risultati consistenti a livello qualitativo e di impatto. Una particolare attenzione sarà rivolta alle pratiche generali dello sviluppo locale con l’intento, da un lato, di collegare gli interventi formativi nei territori interessati con i mercati del lavoro dei Paesi coinvolti e, dall’altro, di effettuare interventi formativi rivolti sia a singoli sia a gruppi con esigenze specifiche. Le possibili linee di intervento prevedono dunque sia il rafforzamento del ruolo delle collettività locali, in un’ottica integrativa delle azioni formative e di sviluppo locale presenti sul territorio, sia la promozione della professionalizzazione di competenze a livello di Alta Formazione per singoli cittadini. A quanto si sa, il progetto del Ministero del Lavoro è solo in attesa del benestare del Ministro per divenire operativo, il che significa che entro la fine dell’estate potrebbe essere pronto il bando di concorso.

Il carattere fortemente innovativo del nostro progetto dei Corsi ben si sposerebbe, a mio parere, con le nuove linee di intervento che si vuol dare il Ministero del Lavoro. Il nostro progetto, inoltre, potrebbe consentire il recupero e il rilancio di un’altra iniziativa più squisitamente culturale,  promossa qualche tempo fa dall’Istituto italiano di cultura di San Paolo in collaborazione con l’Asib e con il sostegno del sottosegretario agli Esteri, Mario Baccini, ma poi non realizzata. Mi riferisco ai corsi per giornalisti e studenti di giornalismo intitolati “L’italiano contemporaneo visto attraverso la stampa”, che avevano anche lo scopo di consentire ai partecipanti di perfezionare la loro conoscenza della lingua italiana. Non va assolutamente dimenticato, inoltre, nel caso in cui al progetto partecipino anche i giornalisti brasiliani e vi sia il sostegno dei Sindacati brasiliani di categoria, il coinvolgimento delle istituzioni brasiliane.

In sostanza, il progetto dei “Corsi di aggiornamento professionale per giornalisti”, da far partire all’inizio a titolo sperimentale e con un numero ristretto di partecipanti, potrebbe articolarsi ogni anno su un arco di tempo tra i due e i tre mesi. Facendo riferimento in particolare alla situazione brasiliana (ma tenendo presente che lo stesso schema potrebbe essere applicato anche in altri Paesi), si può immaginare che il primo mese venga impiegato in Brasile dai giornalisti brasiliani e italo-brasiliani per incontri che servano a migliorare la conoscenza della lingua italiana e, nel contempo, la conoscenza dell’Italia d’oggi; il secondo mese, sempre in Brasile o in Italia, con la collaborazione dell’Ordine e/o delle Scuole di giornalismo riconosciute dallo stesso Ordine, si affrontano i temi della professione giornalistica in Italia; il terzo mese è dedicato allo stage in una redazione italiana. Qualcosa di analogo dovrebbe avvenire, in maniera speculare, per i giornalisti italiani che lavorano in Italia e che fossero interessati al Brasile, alla lingua portoghese e all’informazione brasiliana, con l’unica avvertenza in più, per costoro, di inserire nel loro programma momenti  di conoscenza e di contatto con la realtà e la stampa italiana presenti nel Paese sudamericano.

Mi auguro che dal dibattito odierno su questa traccia di progetto che ho cercato di illustrare, vengano nuovi spunti operativi e che quindi si delinei ancora meglio la strada da seguire per gli organismi che intenderanno aderire. Tuttavia non voglio che si coltivino facili illusioni. Occorre tener presente che il progetto sta camminando, sta assumendo con il passar del tempo contorni sempre più definiti, ma finora nessuno dei vari soggetti in gioco ha ancora assunto impegni precisi. Un primo passo, quindi, dovrebbe essere la stipula di un protocollo d’intesa, di una convenzione ad hoc, finalizzata alla realizzazione dei corsi. Ma un problema che occorre porsi subito, e non è di poco conto, è quello organizzativo e gestionale: per mettere in piedi un progetto impegnativo come quello dei corsi e consentirgli di rispettare una periodicità regolare, servirebbe una struttura appropriata, agile e snella, che riunisca gli enti partecipanti e lavori esclusivamente, sia per quanto riguarda il versante italiano come per quello brasiliano, su questo progetto. Solo così i corsi potrebbero effettivamente rispondere alle esigenze per le quali sono stati richiesti e rappresentare, alla fine, la piattaforma di base per l’avvio di quella informazione di ritorno sulla presenza italiana in Brasile, che permetterebbe di avvicinare non solo i giornalisti italiani, italo-brasiliani e brasiliani tra di loro, ma anche, in senso più ampio, sempre grazie all’informazione, l’Italia al Brasile e il Brasile all’Italia.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Laura Capuzzo
Nata a Trieste il 5 novembre 1951. Laureata in Lettere a Padova. Pubblicista dal 6 ottobre 1978. Professionista dal 12 dicembre 1980. Redattrice dell’Agenzia Ansa.
Dal 1983 ha ricoperto vari incarichi nel Gruppo Giuliano Cronisti, nell’Assostampa e nell’Ordine Regionale. È stata tra i promotori
del Comitato di garanzia per l’informazione sui minori, delle Borse di Studio con il Canada e di iniziative rivolte ai giornalisti dei Balcani.
È Consigliere Nazionale dell’Ordine dal giugno 1998 e da ottobre 2001 coordina il Gruppo di
lavoro che si occupa dei giornalisti italiani all’estero.

 
todos os direitos reservados © ASIB.com.br
.: by NEON