“ITALIA-BRASILE. INFORMAZIONE IN VIAGGIO"
Primo congresso dei giornalisti italiani, italo-brasiliani e brasiliani

Introduzione di LAURA CAPUZZO, consigliere nazionale e coordinatrice del Gruppo di lavoro
“Giornalisti italiani nel mondo” dell’Ordine dei giornalisti

1º  Congresso della Stampa Italiana in Brasile
Foto: Serena Ucelli (Primeiramão), Laura Cancellieri (Commissione
Culturale-ONDG), Laura Capuzzo (Coordinatrice Giornalisti Italiani nel
Mondo-ONDG)

San Paolo, 17-18 giugno de 2003 - Buongiorno a tutti. Saluto con grande piacere le varie autorità presenti, i relatori e il pubblico di questo congresso, che fa seguito a quello tenuto lo scorso anno a Francoforte con i giornalisti del MediaClub. Oggi per la prima volta qui, a San Paolo, i giornalisti italiani si incontrano con i colleghi dell’Asib, ossia con quanti operano nelle testate italiane di informazione edite in Brasile, e, grazie a loro, con i colleghi brasiliani, al fine di discutere alcune tematiche inerenti l’attività professionale di ciascuno e creare delle occasioni di collaborazione in campo informativo tra i due Paesi.

Nello scorso aprile, una delegazione dell’Ordine e della Federazione della Stampa, i due principali organismi di rappresentanza della categoria in Italia, è venuta a San Paolo per un workshop, che ha permesso di gettare le basi di questo appuntamento odierno. Noi, giornalisti italiani, abbiamo cominciato a conoscere direttamente dalla viva voce dei colleghi dell’Asib un universo, quello della stampa italiana in Brasile, che per troppo tempo ci è rimasto distante o avvolto nella retorica dello strumento che serve solo a un piccolo nucleo di emigrati per non sentirsi del tutto tagliati fuori dalle vicende della madrepatria. In realtà, l’informazione italiana all’estero (ivi compresa, ovviamente, quella prodotta in Brasile), anche se senza dubbio è nata con quello scopo, ha finito col ricoprire un ruolo ben più rilevante: ha raccolto e continua a raccogliere la voce del mondo dell’emigrazione, ha svolto e svolge una funzione di presidio della presenza italiana in molti Paesi, consente il dialogo dell’Italia con i suoi connazionali nel mondo e degli italiani che risiedono in un determinato Paese, con l’ambiente circostante. E’ un ruolo che ha permesso in tutti questi anni alle varie comunità italiane sparse per il mondo di conservare la loro identità e che oggi, in un’epoca in cui si va sempre più verso la globalizzazione, potrebbe, con i dovuti accorgimenti, venir rilanciato, assumere nuove connotazioni, anche in una prospettiva futura che tenga conto delle richieste delle nuove generazioni. Oggi la presenza di circa 4.000 testate italiane nel mondo, con oltre 2.000 addetti, potrebbe costituire un formidabile veicolo di promozione del “sistema Italia” all’estero e divenire un punto di riferimento eccezionale sia per l’Italia che si rivolge al mondo, sia per i diversi Paesi del mondo che vogliono entrare in contatto con l’Italia, nonché con l’Europa.

Questo nuovo ruolo, però, va costruito. Partendo da alcuni dati di fatto, purtroppo di per sé negativi: innanzi tutto, la scarsa conoscenza in Italia del fenomeno, che porta molto spesso a liquidare l’informazione italiana all’estero come un prodotto destinato ad una cerchia talmente ristretta di utenti da non meritare attenzione; in secondo luogo, la scarsa consapevolezza da parte dei giornalisti italiani all’estero di poter ricoprire quel ruolo, dal momento che manca molto spesso un’adeguata qualificazione e men che meno una qualche forma di riconoscimento professionale.

L’Ordine nazionale dei giornalisti, che in Italia per legge riunisce i circa 70.000 operatori attivi nel campo dell’informazione, ha ritenuto di impegnarsi su questo fronte e, lavorando in sinergia con la Federazione nazionale della stampa (il sindacato unitario dei giornalisti italiani, assente a questo congresso solo per motivi contingenti) e con la Federazione unitaria della stampa italiana all’estero, ha dato avvio ad una serie di iniziative. In primo luogo ha costituito un Gruppo di lavoro, che io coordino e di cui fanno parte  una decina di colleghi, per elaborare progetti che consentano di invertire la tendenza, di promuovere il confronto tra giornalisti italiani che lavorano in Italia e giornalisti che lavorano nelle testate italiane all’estero, e, in questo modo, di allargare la conoscenza del mondo dell’informazione anche al di fuori dai confini nazionali.

Questo nuovo atteggiamento nei confronti dei colleghi italiani all’estero, peraltro, non è isolato o frutto di velleitario protagonismo, ma si richiama ad una nuova linea di condotta che i Governi italiani degli ultimi anni hanno assunto nei confronti, più in generale, dei connazionali nel mondo e che è stata ribadita tre anni fa, nel corso della Prima Conferenza degli italiani nel mondo. Dopo decenni di mero assistenzialismo, di malcelata sopportazione, oggi gli italiani all’estero – in virtù anche del grande impegno profuso dall’attuale Ministro Mirko Tremaglia e del riconoscimento del diritto di voto – stanno riconquistando una loro dignità, stanno pian piano acquisendo visibilità, stanno riaffermando il valore della loro identità, che non significa contrapposizione con l’identità dominante nei vari Paesi, ma possibilità di arricchire con elementi diversi il tessuto culturale e civile di una società.

Restando sul fronte dell’informazione, già in altre occasioni ho avuto modo di osservare che, attraverso l’impegno congiunto dei giornalisti italiani con i colleghi italiani all’estero, questi ultimi possono aver modo di accostarsi più direttamente al mondo dell’informazione italiana, di capirne meglio i meccanismi, i criteri, le richieste, gli stili di comportamento, così da accrescere la loro professionalità e le fonti cui poter attingere e magari trasformarsi anche in produttori di notizie sulla realtà italiana all’estero e sulla realtà più in generale del Paese straniero in cui risiedono, notizie che possano essere di effettivo interesse giornalistico in Italia. Viceversa, per i giornalisti italiani tout court si apre la possibilità di sprovincializzarsi, di scoprire cosa rappresenta oggi la presenza italiana nel mondo e di entrare in contatto con le realtà straniere in maniera più agevole, attraverso colleghi di comune origine e lingua, già a conoscenza  e in grado di interpretare quel determinato territorio. Si determina così un rapporto privilegiato, che viene a costituire un valore aggiunto per il mondo dell’informazione italiano, una sorta di trait d’union  naturale tra l’Italia e il resto del mondo.

Ma non vogliamo che il rapporto privilegiato tra giornalisti italiani e giornalisti italiani all’estero rimanga circoscritto a questi soggetti. Questo rapporto, per essere veramente efficace, deve coinvolgere anche i giornalisti del Paese straniero di accoglienza, nella fattispecie i giornalisti brasiliani e gli organismi che li rappresentano, come la Fenaj, l’Abi, l’Abrajori, che sono oggi qui presenti e ai quali rivolgo un cordiale saluto. E’ molto importante, a mio parere, la loro presenza a questo congresso non solo perché mette in luce che per i Sindacati brasiliani l’Asib non è un’entità sconosciuta, ma anche perché permette  a tutti noi di partire insieme, di confrontarci fin da subito su alcuni aspetti della professione, con l’obiettivo magari di arrivare ad impostare dei progetti futuri che possano essere condivisi. Collaborare tra giornalisti su iniziative riguardanti l’informazione in un Paese come il Brasile, dove la presenza italiana è ben visibile  e radicata e in questi ultimi anni in costante crescita, con l’intervento sulla scena politica ed istituzionale di importanti personalità e con l’affermazione in campo economico di grandi aziende, può voler dire opportunità di progresso e di crescita professionale per tutti.

E’ per questo motivo che abbiamo dedicato la prima giornata di questo congresso alla discussione di temi di comune interesse, come l’organizzazione della professione giornalistica in Italia e in Brasile e i progetti di riforma dell’Ordine dei giornalisti italiano e di istituzione del Consiglio federale del giornalismo brasiliano. Nel pomeriggio intendiamo sviluppare, nel corso di una tavola rotonda, un dibattito su quella che è l’immagine del Brasile veicolata dai media in Italia e, viceversa, l’immagine dell’Italia che, attraverso giornali, radio e tv, raggiunge il pubblico brasiliano, nell’intento di capire come si potrebbe migliorare, laddove è necessario, la situazione, così da avvicinare maggiormente i due Paesi.

La seconda giornata del congresso sarà incentrata invece sugli interventi necessari per rendere effettivamente i giornalisti una risorsa nell’ambito dei programmi di promozione del “sistema Italia” nel mondo. Si inizierà con un Tavolo di lavoro nel corso del quale si parlerà di informazione elettorale, un’esigenza imprescindibile dopo il riconoscimento del diritto di voto agli italiani all’estero, e di informazione di ritorno, ossia di notizie relative alla presenza italiana nel mondo destinate alle testate che escono in Italia. A quest’ultimo proposito, ricordo che dalla discussione avviata lo scorso anno a Francoforte era emersa una tendenza sulla quale, peraltro, è tuttora in corso un vivace confronto di idee. In pratica a Francoforte c’era chi sosteneva che un’efficace informazione di ritorno potrebbe essere alimentata attraverso un rapporto diretto con il mondo dell’imprenditoria, che si può immaginare interessato da una parte a far conoscere, per esempio in Brasile, attraverso la stampa italiana che qui esce, le attività imprenditoriali italiane e sui giornali locali italiani le attività imprenditoriali italo-brasiliane o brasiliane rivolte all’Italia. Ma c’era anche chi temeva una eccessiva contiguità, in questo caso, tra mondo dell’informazione e mondo degli affari, ritenendo che il business e l’identità culturale siano cose diverse tra loro e che quindi ci sia il rischio di un approccio solo economicista della questione, a tutto danno di quelli che sono anche gli interessi e i diritti delle minoranze sociali ed etniche.

Un altro Tavolo di lavoro si occuperà delle esigenze di riconoscimento professionale da parte dei giornalisti italiani in Brasile, mentre nell’ambito di un terzo Tavolo di lavoro saranno illustrate le caratteristiche di un progetto che potrebbe costituire il primo banco di prova di una reale collaborazione tra giornalisti italiani, italo-brasiliani e brasiliani: un progetto di Corsi di aggiornamento professionale che potrebbero coinvolgere da un lato giornalisti italiani in Brasile e giornalisti di testate brasiliane interessati all’Italia e, dall’altro, giornalisti italiani con interessi rivolti verso il Brasile.Va rilevato che questi Corsi potrebbero costituire la piattaforma di base sulla quale costruire poi iniziative mirate.

Prima di concludere, desidero ringraziare per l’appoggio dato all’organizzazione di questio congresso il Ministero italiano degli Affari Esteri, il Cgie e la Fiesp. Voglio inoltre ricordare brevemente gli altri progetti su cui è impegnato il Gruppo di lavoro dell’Ordine. Nell’autunno prossimo, prevediamo di dar il via ad un filone di attività parallelo a quello che si esplica con i convegni in terra straniera. Riallacciandoci infatti alle indicazioni emerse durante la Conferenza Stato-Regioni-Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) del marzo 2002, ci rivolgeremo in particolare alle Regioni, per coinvolgerle in iniziative che, facendo perno sui giornalisti corregionali all’estero, aggiornino fuori d’Italia le conoscenze delle singole realtà regionali e mettano in contatto chi opera all’estero con chi lavora nelle testate locali. L’obiettivo, in questo caso, è approfondire il tema della dimensione regionale dell’informazione come condizione sia per accrescere i flussi informativi verso l’estero, sia per introdurre nei giornali locali un’informazione costante, non episodica, sui corregionali che stanno fuori Italia. La prima Regione ad aver aderito a questa proposta è stato il Friuli-Venezia Giulia, che è stato terra di forte emigrazione e che in questo modo diverrà capofila di un intervento destinato a riguardare tutte le Regioni italiane. Per inciso, nel gruppo di giornalisti legati al Friuli-Venezia Giulia che saranno invitati a partecipare alla manifestazione di ottobre, vi sono anche alcuni colleghi che operano in Brasile, a San Paolo, Tubarao e Porto Alegre.

Abbiamo inoltre allo studio la realizzazione di un Annuario delle testate e dei comunicatori italiani all’estero e di uno spazio web, sul quale rendere disponibili tutti i documenti utili per la riflessione e il dibattito su questi temi, nonchè per le attività informative da e per gli italiani all’estero. Stiamo collaborando alla pubblicazione di una Guida sulla presenza italiana nel mondo in cui saranno raccolte informazioni che spaziano dalla ristorazione agli alberghi, dalle opere d’arte agli Istituti di cultura, alle sedi della Società Dante Alighieri, agli istituti di commercio, alle filiali delle nostre banche e delle nostre aziende, agli uffici patronali, alle sedi di corrispondenza e ai giornali italiani esistenti nei diversi Paesi.

Stiamo infine valutando la possibilità di riunire in una struttura ad hoc, una Fondazione o una Associazione, i vari soggetti (enti pubblici, organismi di categoria, entità private, rappresentanti del mondo dell’emigrazione) intenzionati a lavorare esclusivamente sul rapporto comunicazione e italiani nel mondo,  perchè le competenze acquisite finora non vadano disperse e i progetti elaborati non rimangano sulla carta, ma vedano una loro realizzazione concreta.
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Laura Capuzzo
Nata a Trieste il 5 novembre 1951. Laureata in Lettere a Padova. Pubblicista dal 6 ottobre 1978. Professionista dal 12 dicembre 1980. Redattrice dell’Agenzia Ansa.
Dal 1983 ha ricoperto vari incarichi nel Gruppo Giuliano Cronisti, nell’Assostampa e nell’Ordine Regionale. È stata tra i promotori
del Comitato di garanzia per l’informazione sui minori, delle Borse di Studio con il Canada e di iniziative rivolte ai giornalisti dei Balcani.
È Consigliere Nazionale dell’Ordine dal giugno 1998 e da ottobre 2001 coordina il Gruppo di
lavoro che si occupa dei giornalisti italiani all’estero.

 
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