In occasione dell’incontro preliminare al Convegno dell’Informazione a San Paolo, abbiamo intervistato alcuni partecipanti tra cui Luigi Barindelli del Consiglio di Presidenza del CGIE, che ci ha rilasciato questa intervista.
Per questo convegno sull’Informazione come mai è stata scelta San Paolo, rispetto alle indicazioni iniziali che segnalavano invece come sede Buenos Ayres?
Devo fare una premessa che servirà a chiarire meglio le vicende. Inizialmente in verità, il Convegno nasceva solo per Berlino, quindi quella era la sede prescelta. Nel novembre 1993 si è potuto però contare su fondi ulteriori che permettevano la realizzazione di altri due Convegni in altre aree più o meno omogenee, di cui una di lingua inglese ed una in America Latina.
Va precisato che in seno del Consiglio di Presidenza del CGIE, si erano avanzate a suo tempo le proposte di scelta delle sedi ove realizzare attività e manifestazioni, secondo il concetto della rotazione, visto che rimaneva sempre fissa Roma quale sede per le riunioni del Consiglio.
La ragione di base per cui è stato scelto il Brasile è quindi solo dovuta a questo accordo verbale, considerando che nel settembre ’92 a Buenos Ayres si era svolta la Riunione latino-americana del CEPA per i problemi sociali e la Conferenza per l’esercizio del Diritto di Voto, nel febbraio ’93 ci si era riuniti come CGIE in Venezuela, per cui per soddisfare il concetto di rotazione itinerante in quest’occasione tocca al Brasile ospitare una manifestazione.
Come ha funzionato la Segreteria e quali i criteri di nomina per i delegati al Congresso?
Le indicazioni del numero dei delegati che sono 190 per l’America Latina e 20 per Roma, provengono dall’Ufficio 7° della Direzione Generale Affari Sociali del Ministero degli Esteri, così pure per la distribuzione interna sono stati indicati dei pesi relativi ai diversi paesi che sono i seguenti; 60 per l’Argentina, 60 per il Brasile, 30 per il Venezuela, da 15 a 10 per altri paesi territorialmente minori, fino a paesi che ne hanno 3.
Se i criteri adottati riflettono realmente fatti odierni o esigenze, questo è difficile da stabilire, ma li abbiamo acceti così, anche perché la parte finanziaria è gestita dal MAE.
Quali sono stati invece i criteri in loco per scegliere i partecipanti?
Devo sottolineare che inizialmente da parte del MAE non c’era volontà di considerare i Comites, ma dopo una certa insistenza, dato che noi del CGIE siamo una loro derivazione, è stata accolta la nostra tesi.
In Brasile abbiamo fatto una riunione a Brasilia nella quale si è stabilito che ad ogni Comites, a seconda del peso, tocca il compito di dare delle indicazioni in merito. Verrà fatta una verifica a livello nazionale e si provvederà ad eventuali aggiustamenti, in quanto che le coperture non saranno uguali per i singoli territori.
Per il Brasile 60 delegati, gli stessi per l’Argentina, non credi siano troppi, considerando il divario esistente in numero di testate giornalistiche esistenti in Argentina, molto più numeroso che altrove.Eventuali eccedenze non potrebbero essere utilizzate da noi in Argentina? dando la possibilità di partecipazione agli addetti ai lavori, piuttosto che ad inviatti estranei ai lavori.
Il rilievo parte da un presupposto numerico e come tale è una realtà. Come CGIE siamo per la partecipazione degli operatori dell’Informazione nella loro completezza. Sono però nate delle esigenze, dettate dal MAE, dalle Ambasciate e dai Consolati, che si traducono in presenze di alcune persone che non neccessariamente sono del settore dell’informazione, ma l’obiettivo è che i protagonisti devono essere coloro che fano informazione.
Voglio aggiungere che mi auguro che l’intesa raggiunta con tutti i paesi dell’America Latina si traduca a vantaggio del buon esito del Congresso. A livello organizativo stiamo lavorando sodo, altri paesi stanno collaborando con noi per dare significato ad una comunità italiana che lavora all’estero,questo il risultato migliore che si può dare al Congresso che reca il titolo: Informazione per la conoscenza e conoscenza per la formazione.
Secondo me, informazione non è soltanto riportare i fatti di cronaca quotidiana, ma deve anche aver l’obiettivo di far conoscere e formare il cittadino anche sugli aspetti della vita. Il giorno in cui il connazionale all’estero dovrà votare, saprà a chi dare il voto, più di quello che oggi già sa.
Gaetano Cario- editore de L’Italia del Popolo a San Paolo e La Voce d’Italia a Porto Alegre, ha altre pubblicazioni in Argentina dove risiede.
In questa intervista abbiamo tolto tutto ciò che non riguardava la Stampa Italiana all’estero