Convegno Continentale sull’Informazione, dicembre 1994

Più mezzi per aiutare e sostenere la Stampa

Il membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero Socrate Mattoli*,  nel Convegno Continentale sull’Informazione  al Parlatino ha risposto alle nostre domande.

Ci può informare come e su che base si è formato il Comitato organizzativo del Convegno?
Ci siamo riuniti più di una volta, al Consolato di San Paolo e all’Ambasciata in Brasilia, dove noi del CGIE, Luigi Barindelli, Adriano Bonaspetti, Silvia Alciati e il sottoscritto, assieme ai presidente del Comites, alla presenza dell’Ambasciatore e del Console generale d’Italia ed alcuni esperti, abbiamo ampiamente dibattuto tutti i temi relativi all’organizzazione, gettando le basi per il Congresso. Personalmente ho partecipato agli incontri ma non ho fatto parte del gruppo organizzatore.

Come è stata operata la scelta dei Delegati?
Per i 60 posti del Brasile, sul totale dei 190 più 20 per l’Italia, la scelta è stata fatta in funzione delle testate esistenti, comprendendo anche quelle dell’interno. Per San Paolo ne sono stati assegnati 20, tutti operatori dell’informazione, sia come stampa scritta, radio e televisione.

Qual’è la sua opinione sulla presenza della stampa di collettività in Brasile e in particolare a San Paolo?
Ritengo che la stampa di collettività debba  migliorare e perfezionarsi, ma per  far ciò deve essere aiutata e sostemuta con più mezzi, anche perché in Brasile non abbiamo una stampa numerosa, tranne  due o tre testate su cui ruota tutta l’informazione scritta.

Dovrebbero anzitutto essere potenziati questi stessi giornali/riviste che già esistono, perché questa stampa lotta con enormi sacrifici per far fronte alla sopravvivenza.

Riconosco che la collettività non ha mai dato un appoggio consistente alla stampa locale italiana. Non si sono avuti fattori positivi ed interventi che potessero far aumentare il volume  d’informazione per i residenti all’estero.

Quali potrebero essere i motivi di questo comportamento?
Credo che è da poco tempo che la comunità italiana si sia svegliata in questo senso. Va detto che,  con gli eventi bellici, la comunità italiana si è rinchiusa  in se stessa. In sostanza è un retaggio storico. Parlare liberamente durante la guerra, infatti, non era permesso, per via della censura politica, per cui molti si sono rinchiusi in una condizione di mentalità timorosa. Occorre aprirsi e manifestare le proprie ideologie ed idee politiche.

Quando sono arrivato 30 ani fa, notavo che molti  avevano il timore di manifestare il proprio pensiero politico, un timore illogico che non condividevo e quando   frequentavo il Circolo Italiano non mi sentivo completamente a mio agio. Dopo le due Conferenze sull’Emigrazione si è determinato un sbocco in tal senso, con un’apertura di coscienza democratica ampia e totale.

Come si può affrontare il problema dell’Informazione in seno al CGIE?
Diciamo in maniera concreta. Basta pensare al convegno di New York e quello che ci stiamo accingendo di allestire a San Paolo per avere una misura di tale concretezza. Il motivo prioritario è quello di far svegliare il Governo italiano  e farlo concentrare su questa tematica.

Che suggerimenti sentireste di dare al Convegno per migliorare la situazione dell’Informazione italiana all’estero?
Occorrerebbe che la Stampa italiana all’estero potesse godere  di una rete di informazioni ampia ed averne i mezzi per potenziarla. Come vive questa stampa all’estero lo sanno in molti, se non con estremi sacrifici, ma è il sacrificio di poche persone  che permette  a questa stampa di vivere, ma se si dovesse vivere con i proventi ricavati da questo lavoro si morirebbe di fame.

Per conto mio, il Governo italiano dovrebbe comprendere la grande missione  che hanno questi operatori e questa Stampa. Gli interventi fino adesso sono stati  irrisori e ridicoli, rispetto agli sforzi prodotti. Si dovrebbero frazionare meno le risorse disponibili, concentrarle sulle testate serie in modo che queste possano attingere il maggior numero possibile di lettori. Va anche detto che é un problema di mezzi, ma anche di educazione giornalistica, nel senso che certi operatori del settore non sono sufficientemente preparati al compito. Un suggerimento ulteriore è quello di concedere borse di studio, per apprendere le nuove tecnologie, la lingua italiana, per corsi di laurea in lettere e per giornalismo.

A volte si assiste a delle conflittualitá intestine tra le diverse testate, che sono nocive e deleterie, mentre si dovrebbero concentrare tutti gli sforzi per il miglioramento professionale.

Non Le sembra che chiedere  sostegno sempre al Governo, sià la via più comoda per molti, mentre le multinazionali italiane all’estero potrebbero appoggiare la stampa attravverso inserzioni pubblicitarie?
È certo, quella del Governo è la strada più semplice, ma è la strada sbagliata. Anche noi abbiamo più volte stimolato questi imprenditori, ma finora non abbiamo avuto successo. Esiste una certa insensibilità da parte dell’ambiente italiano in tal senso.

* Socrate Mattoli, laureato in ingegneria elettronica all’Università di Roma nel 1947,ha fatto  parte del gruppo dei fondatori della S.A.D.E. (Sul Americana de Engenharia S.A.) e della Scuola equiparata Eugenio Montale in San Paolo

 

 
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