“FRIULI-VENEZIA GIULIA NEL MONDO”
CERIMONIA DI CHIUSURA
Trieste, Sala Maggiore della Camera di Commercio
Introduzione di LAURA CAPUZZO, consigliere nazionale e coordinatrice del Gruppo di lavoro “Giornalisti italiani nel mondo” dell’Ordine nazionale dei giornalisti

lunedi, Trieste, 24 novembre 2003, ore 16 - Buongiorno a tutti. In questo mio intervento di chiusura di “Friuli-Venezia Giulia nel mondo” voglio in primo luogo ringraziare la Camera di Commercio di Trieste e il suo presidente per l’ospitalità che oggi ci ha concesso, le personalità e il pubblico presenti e in arrivo per la partecipazione. Il ragionamento che intendo sviluppare, parte da una constatazione: si sta affermando in questi ultimi anni una nuova attenzione verso gli italiani all’estero, facilitata anche dal riconoscimento del diritto di voto, che dà la possibilità di raccogliere la voce di un’Italia nel mondo che vuol farsi sentire. Non più la stereotipata immagine della valigia di cartone, ma una linea di pensiero che porta a considerare gli italiani all’estero una grande risorsa per l’Italia d’oggi, per la rete di relazioni che ci consentono di instaurare in un mondo sempre più globalizzato.

Questa nuova visione, però, per acquisire forza e credibilità, deve trovare nel territorio, e soprattutto nelle Regioni, un saldo ancoraggio, un punto di riferimento preciso. La regionalità, in altre parole, è un patrimonio ad alto valore aggiunto, una risorsa culturale decisiva che, attraverso i corregionali all’estero, vive nel mondo e deve essere messa in rete con la realtà che sta all’interno dei confini nazionali.

In questo quadro si inserisce un’altra constatazione: l’orgogliosa difesa di un’identità regionale di origine, che caratterizza questo mondo italiano all’estero e che ben si sposa con la tendenza, emergente in questi ultimi anni in Italia, a valorizzare le peculiarità del territorio, in un’ ottica di agire sul locale, ma ragionando sul globale. Contemporaneamente, sono in atto sforzi, da parte delle Regioni italiane, di proporsi sulla scena internazionale, nell’ambito di una strategia di promozione del “sistema Italia”, che fa ancora fatica ad affermarsi ma che invece può acquisire slancio se dispone di strumenti a supporto, in particolare se si tratta di iniziative attinenti al settore della promozione turistica, della diffusione della lingua e della cultura italiana o del processo di internazionalizzazione delle imprese.

L’informazione, ossia le testate e i giornalisti italiani all’estero potrebbero rappresentare questo tipo di strumenti, divenire veicolo privilegiato di sostegno all’internazionalizzazione del “sistema Italia”, costituendo delle formidabili basi d’appoggio all’estero per la penetrazione della lingua, della cultura, dell’economia, dello stile di vita italiano nei Paesi stranieri.

Fino ad ora gli italiani nel mondo in termini comunicazionali hanno significato, in maniera esclusiva, un flusso di notizie dall’Italia verso le loro comunità. Ne è nato un sistema mediatico unidirezionale, centrato sul concetto di “favorire” chi s’informa di quello che succede in Italia. Un sistema ottimo per le comunità nei decenni scorsi, ma oramai totalmente obsoleto. Lo scenario infatti è cambiato di pari passo all’evoluzione che si è registrata in quella che un tempo è stata la diaspora italiana, che poi è diventata il Mondo in italiano (fatto soprattutto di oriundi) e che oggi è la Mobilità del XXI secolo.

Il Friuli-Venezia Giulia, che è sempre stato terra d’avanguardia  nel disegnare le nuove politiche relative agli italiani all’estero, anche nel campo dell’informazione può svolgere, se si realizzano determinate condizioni, una funzione analoga. E il contributo dei giornalisti in questo disegno, cioè di chi opera nel settore dell’informazione, sia in regione che all’estero, può essere decisivo.

Attualmente la situazione è in sostanza caratterizzata da un flusso di informazioni che, perlopiù in maniera spontanea e attraverso le associazioni di emigrazione, raggiunge i friulani, i giuliani e gli sloveni all’estero, e da una scarna informazione di ritorno, in genere centrata su personaggi che hanno avuto successo, che arriva alle testate edite in Friuli-Venezia Giulia. Inoltre manca all’opinione pubblica e ai professionisti dell’informazione regionale la coscienza del valore aggiunto rappresentato dai corregionali all’estero e della opportunità di metterli in rete con il Friuli-Venezia Giulia.

Tre fattori, tuttavia, agevolano in particolare in questa regione un percorso innovativo in materia di informazione e corregionali all’estero:

  1.  le esperienze positive già vissute nell’immediato passato su questi temi, con il convegno di Toronto del ’97 svoltosi per iniziativa dell’allora Ente regionale per i problemi dei migranti e con le Borse di studio per un interscambio di giornalisti tra Friuli-Venezia Giulia e Canada, promosse dall’Ordine regionale dei giornalisti con lo Smau, l’Ente Friuli e l’Associazione giuliani nel mondo;
  2. la presenza a Trieste di strutture scientifiche di eccellenza che potrebbero mettere a disposizione su questo versante le loro competenze in materia di information and communication technology, competenze indispensabili se si vuole superare il concetto di unidirezionalità dell’informazione e puntare ad un’informazione di carattere bidirezionale, se non addirittura circolare;
  3. la pubblicazione di un quotidiano (Il Piccolo) che, al momento, è in Italia l’unico giornale a dedicare con regolarità attenzione alla cosiddetta “informazione di ritorno” sulla presenza degli italiani in Slovenia e Croazia.

“Friuli-Venezia Giulia nel mondo”, la manifestazione che oggi concludiamo, ha tenuto conto di tutta questa serie di elementi, già ben noti al Gruppo di lavoro dell’Ordine nazionale che si occupa dei giornalisti italiani all’estero, ed, oltre a rendere il Friuli-Venezia Giulia capofila di un tipo di intervento sull’informazione e i corregionali nel mondo destinato a riguardare tutte le Regioni italiane, ha permesso di raccogliere, nel corso degli incontri (formali e informali) che si sono succeduti nell’arco della scorsa settimana, osservazioni e proposte, che in questa sede intendiamo presentare.

In primo luogo, è stato evidenziato il valore dell’interculturalità in una regione che è sempre stata luogo d’incontro di culture e civiltà e che, con il prossimo allargamento ad Est dell’Unione Europea, andrà ad assumere un nuovo ruolo nel contesto europeo.

La presenza di una minoranza slovena sul territorio regionale, con propri organismi di rappresentanza e propri mezzi di comunicazione, e di una minoranza italiana al di là del confine, in Slovenia e Croazia, anch’essa con propri organismi di rappresentanza e mezzi di comunicazione, dovrebbe favorire lo svilupparsi di una tendenza all’interculturalità e al multiculturalismo che fa già parte del bagaglio genetico di queste popolazioni.
E si è parlato anche di giovani, dei figli e nipoti di chi a suo tempo è andato all’estero, che guardano all’Italia con occhio diverso dai padri o dai nonni, più disincantato e tendente a porre a confronto le novità e le risorse che hanno a disposizione nella Nazione di accoglienza con l’immagine ormai superata dell’Italia, perpetuata dal microuniverso familiare. A casa nostra, peraltro, abbiamo giovani che nulla sanno del fenomeno emigrazione e non possono quindi immaginare di condividere con coetanei di comune origine sparsi per il mondo esperienze e relazioni, peraltro facilitate oggi dalle nuove tecnologie.

Altro argomento di dibattito è stato il ruolo fondamentale che l’associazionismo di emigrazione ha svolto e svolge tuttora in Friuli-Venezia Giulia nel rapporto tra la regione e i corregionali all’estero, ma anche la necessità di ripensare questo ruolo. L’associazionismo è nato come difesa, come aggregazione, come proposta. Oggi rischia in molte parti di morire. L’intervento nostalgico, assistenziale avrà sempre meno motivo di essere e, se si vogliono in particolare avvicinare i giovani, occorrerà ristrutturarsi ed ammodernarsi. Il nuovo modello potrebbe essere quello dell’agenzia di promozione culturale che, poggiando sul web, si pone come centrale di una rete di relazioni internazionali, dialoga costantemente con i propri soci e da un lato raccoglie stimoli culturali da diffondere sul territorio regionale, dall’altro fa conoscere all’estero la cultura, la storia, le vicende della Regione.

E’ evidente lo stretto legame che, in un’ipotesi del genere, dovrebbe esistere tra associazionismo e mondo dell’informazione. L’informazione è il veicolo della cultura, è essa stessa cultura. Da associazioni così ripensate l’informazione potrebbe trarre continuo alimento. E potrebbe divenire più facile l’apertura del mondo dell’emigrazione all’esterno, al di fuori del circolo ristretto degli addetti ai lavori.

Non è mancata inoltre, nel corso di “Friuli-Venezia Giulia nel mondo”, una forte sottolineatura dell’importanza, in questo discorso, della tecnologia. Internet, la tv satellitare, il digitale terrestre devono a tutti gli effetti diventare una componente essenziale della comunicazione tra le comunità di corregionali all’estero e tra loro e la Regione e, insieme, un elemento di forte coagulo dell’italianità. Dalla tecnologia non si può prescindere se si vogliono avvicinare realtà distanti, ma la tecnologia da sola non basta. Occorre preoccuparsi dei contenuti che vengono veicolati attraverso la tecnologia selezionando, nella grande massa di informazioni che possono riguardare la Regione, quelle che possono essere di effettivo interesse per le testate italiane all’estero, e, tra quelle che possono venir prodotte dalle comunità di corregionali all’estero, le informazioni che abbiano un reale mercato sui giornali locali.

Infine, alcune proposte operative emerse durante lo svolgimento di “Friuli-Venezia Giulia nel mondo”. La prima riguarda l’organizzazione di corsi di aggiornamento professionale che riprendano il discorso, interrotto alcuni anni fa, delle Borse di studio e permettano, come primo tentativo, un interscambio di giornalisti tra il Friuli-Venezia Giulia e la Germania. Formare gli operatori dell’informazione nell’ottica di un nuovo rapporto con gli italiani nel mondo significa creare consapevolezza, negli italiani d’Italia e negli italiani all’estero, dei nuovi scenari e disporre di professionisti da un lato (quelli in Italia) sensibili alle tematiche internazionali e in grado di valorizzare la presenza italiana nel mondo, e dall’altro (quelli all’estero) capaci di trasformarsi in canali di accesso privilegiato alla realtà dei Paesi di accoglienza. Il quadro si completa coinvolgendo in questi corsi anche gli operatori dell’informazione stranieri, nella fattispecie tedeschi, ma interessati all’Italia, i quali possono contribuire alla reciprocità degli scambi e ad allargare la forbice di penetrazione in Germania.

Un’altra proposta sulla quale c’è ampio consenso, è quella formulata in apertura di “Friuli-Venezia Giulia nel mondo” dall’assessore regionale ai Rapporti internazionali Ezio Beltrame, di un concorso giornalistico che stimoli la pubblicazione sulle testate italiane all’estero di servizi incentrati sulla regione e la realizzazione sui media del Friuli-Venezia Giulia di servizi sull’odierna realtà dei corregionali nel mondo. Un concorso così concepito potrebbe, tra l’altro, dar luogo con cadenza annuale ad una manifestazione ad alta visibilità, utile per far convergere l’attenzione sulla tematica.

“Friuli-Venezia Giulia nel mondo”, dal punto di vista degli organizzatori, è stata tutto sommato un esperimento riuscito che, con alcuni aggiustamenti e modifiche, ci auguriamo possa avere una seconda edizione il prossimo anno. La strada da percorrere per quanto riguarda il rapporto informazione e corregionali all’estero, è stata indicata: ora si tratta di seguirla. Proprio per questo, sarebbe quantomai opportuna la pubblicazione degli Atti di questa manifestazione, per documentare quanto è stato fatto e detto ed offrire in questo modo alle altre Regioni una sorta di “modello”, da adattare alla propria realtà e da perfezionare fin che si vuole, ma che faccia riferimento ad un’unica linea condivisa a livello nazionale.

I progetti dei corsi, del concorso giornalistico e della pubblicazione degli Atti hanno però bisogno, per venir realizzati, del sostegno - soprattutto finanziario - delle istituzioni e di privati disponibili a interventi di respiro internazionale. Per la nostra parte, stiamo cercando di dare vita a livello nazionale ad  una struttura organizzativa predisposta ad hoc: un’Associazione per la comunicazione con gli italiani nel mondo, che lavori esclusivamente sul rapporto comunicazione e italiani all’estero e raggruppi gli organismi di rappresentanza dei giornalisti e degli editori, sia italiani che italiani all’estero, gli enti pubblici, le associazioni di emigrazione e i privati interessati. Nell’Associazione, che dovrebbe essere articolata sul territorio, un posto importante spetta alle Regioni. L’ipotesi sulla quale si sta lavorando e sulla quale auspichiamo di trovare consenso, è di dare sede operativa a questo nuovo organismo a Trieste.

Prima di concludere, voglio rivolgere un ringraziamento a tre colleghi pubblicisti - Silvano Bertossi, Gianna Grimaldi  e Simona Cigana -  che hanno dato un contributo considerevole al buon esito di questa iniziativa, e, da ultimo, desidero rivolgere un saluto ai giornalisti che torneranno in Canada, Australia, Germania, Brasile, Francia, Turchia, Spagna, Argentina e Russia con tanto Friuli-Venezia Giulia nella mente e, mi auguro, anche nel cuore.

 
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