“FRIULI-VENEZIA GIULIA NEL MONDO”
INCONTRO SU
“Linee guida per un’efficace informazione
 da e per i corregionali nel mondo”
Trieste, Circolo della stampa

Introduzione di LAURA CAPUZZO, consigliere nazionale e coordinatrice del Gruppo di lavoro “Giornalisti italiani nel mondo” dell’Ordine nazionale dei giornalisti

lunedi, Trieste, 24 novembre 2003, ore 9:30 - Buongiorno a tutti. L’incontro di oggi, al quale partecipano i giornalisti italiani all’estero che hanno aderito alla manifestazione “Friuli-Venezia Giulia nel mondo” e i rappresentanti delle testate regionali, vuole essere un momento di riflessione comune su un aspetto di solito trascurato dal mondo dell’informazione, e cioè il rapporto con i corregionali all’estero. Dal confronto odierno dovrebbero emergere, da parte degli addetti ai lavori, alcune indicazioni sulla strada da seguire, sulle iniziative in corso o da intraprendere per avvicinare, attraverso l’informazione, la Regione ai corregionali che vivono al di là dei confini e viceversa.

Oggi, sul fronte dell’informazione, l’esigenza è duplice: da una parte c’è la necessità di continuare a garantire ai connazionali nel mondo e, magari, potenziare l’informazione in tempo reale dall’Italia; dall’altra c’è l’urgenza di mettere in circuito, ovvero far confluire in Italia l’informazione che nei vari luoghi italiani all’estero viene prodotta. Per quanto riguarda in particolare quest’ultima, la cosiddetta “informazione di ritorno”, penso che siamo tutti d’accordo nel sostenere che, al momento attuale, gli italiani all’estero che sembrano interessare i connazionali in patria o, quantomeno, i media italiani, sono soltanto quelli che hanno avuto successo. L’unica - rara – informazione di ritorno, che qualche volta compare sui mezzi di informazione italiani, è quella che racconta le vicende, di solito travagliate, di connazionali che ad un certo punto, in virtù dei loro sacrifici e delle loro capacità, sono riusciti ad affermarsi e di ciò vanno giustamente orgogliosi.

Ma c’è anche un’altra presenza italiana all’estero, molto più articolata e complessa, che dovrebbe venir conosciuta ed invece non trova spazio nei circuiti dell’informazione italiana perché molto spesso ci si trincera dietro la considerazione che gli italiani all’estero non fanno notizia, a meno che non si rendano protagonisti di episodi di cronaca nera, ed allora non vale neanche la pena di perdere tempo su tale tematica.
In primo luogo va sottolineato il valore della dimensione regionale dell’informazione, come condizione non solo per accrescere i flussi informativi verso l’estero, ma anche per introdurre nei giornali locali un’informazione regolare, costante, non episodica circa i corregionali che stanno fuori Italia. L’obiettivo da perseguire è un salto di qualità  dell’informazione verso quello che è stato definito, con brutta parola,  il “glocal”, in cui tutto è globale e anche, allo stesso tempo, locale. Un salto di qualità non facile che, nel rispetto delle diversità regionali, porti a reinterpretarle, agganciandole ad un contesto più ampio, universale, anziché a ridurle a espressione di un localismo fine a se stesso. Particolare rilievo acquista, in tal caso, il contributo delle Regioni, che possono trovare in questo modo il sistema per riaffermare la loro specificità, senza necessariamente isolarsi o escludersi da un disegno unitario. E particolare forza deriva così alle comunità all’estero, che vedrebbero rinsaldata la loro identità rispetto all’ambiente circostante.

Lavorando in questo campo, già tempo fa ero rimasta sconcertata nello scoprire, per esempio, che, se esistono investimenti (scarsissimi) per l’informazione di andata, non esiste, per quanto almeno mi risulta, nessun investimento per l’informazione di ritorno. Mi riesce difficile capire come sia possibile che un Paese “dimentichi” di fatto una fetta consistente di suoi cittadini sparsi per il mondo, coltivando distrattamente un rapporto con loro attraverso le testate italiane all’estero (che molto spesso, lo sappiamo, hanno supplito di loro iniziativa a certe carenze) e trascurando del tutto la possibilità che i connazionali in patria siano tenuti al corrente delle loro vicende. Non c’è poi da meravigliarsi se le “due Italie” finiscono col camminare parallele, senza momenti di reale osmosi, con tentativi di contatto che provengono quasi esclusivamente dall’esterno ed il rischio, in prospettiva, di divergere verso direzioni completamente differenti. Ma tant’è: questa è la situazione. Sulla quale possono disquisire politici e sociologi, ma che a noi giornalisti spetta modificare per la parte di nostra competenza, individuando un percorso plausibile che consenta di realizzare un’informazione sulla presenza italiana nel mondo, con l’obiettivo di far interagire tra loro le “due Italie” ma anche di creare un prodotto che abbia mercato sia nel panorama giornalistico del nostro Paese, sia all’estero.

Ed allora, calando queste considerazioni nell’ambito della realtà del Friuli-Venezia Giulia, io partirei proprio da qua nel tentativo di definire alcune linee guida per un’efficace informazione da e per i corregionali all’estero. Cosa potrebbe far notizia? Quali contenuti dovrebbe avere questa informazione per essere appetibile sul mercato giornalistico italiano e, viceversa, sul mercato delle testate italiane all’estero?

Un modo per rendere interessante al mondo dei media italiani il sistema emigrazione è quello di non guardare al passato, ma di seguire l’evoluzione in corso, di non cavalcare la nostalgia ma di aprire gli occhi sul nuovo che avanza e che molte volte, in questo campo, può offrire spunti anche per capire altri fenomeni contemporanei, come quello dell’immigrazione.

Affrontando il problema dei contenuti della cosiddetta informazione di ritorno, il Gruppo di lavoro dell’Ordine che si occupa dei giornalisti italiani nel mondo, ha individuato alcuni filoni sui quali oggi potrebbe innescarsi il dibattito. Il primo è quello relativo alla business community italiana nel mondo: l’informazione sull’attività di aziende, di soggetti economici presenti all’estero e che sono gestiti da corregionali o hanno interessi rivolti verso il Friuli-Venezia Giulia. E’ presumibile che una migliore conoscenza delle imprese, delle attività produttive, delle risorse scientifiche e culturali che sono controllate dai nostri corregionali all’estero e, reciprocamente, la conoscenza da parte loro delle potenzialità imprenditoriali della Regione favorisca la promozione del “sistema Regione”, diventi motivo di ulteriore progresso economico e alimenti flussi di scambio del tutto nuovi ed impensati.

Altri filoni per l’informazione di ritorno potrebbero essere quelli relativi alle notizie riguardanti gli oriundi e tutte le espressioni di varia italianità nel mondo,  con particolare attenzione ovviamente a quelle inerenti il Friuli-Venezia Giulia; le notizie su manifestazioni della regione all’estero; le notizie su possibilità di studio o di lavoro all’estero; le notizie relative alla mobilità del XXI secolo (impropriamente definita “nuova emigrazione”), con ciò intendendo notizie che vedono protagonisti scienziati della regione attivi in giro per il mondo, tecnici e operai specializzati presenti ormai in tutti gli angoli del pianeta, medici che lavorano in strutture ospedaliere all’estero, militari impegnati nelle missioni di pace all’estero, volontari e missionari della regione che operano all’estero.

Per l’informazione di andata verso le testate italiane all’estero è tutto molto più semplice perché non si tratta di creare ex novo un prodotto che non esiste, ma di far arrivare con regolarità “anche” alle testate italiane all’estero l’informazione sulla regione che attualmente raggiunge “solo” le pubblicazioni edite in Friuli-Venezia Giulia. Qui la discussione potrà riguardare l’opportunità o meno di un’opera di selezione delle informazioni, per destinare alle testate italiane all’estero solo quelle di effettivo interesse (economia, cultura, turismo, spettacolo, sport?) e la necessità o meno di prevedere particolari agevolazioni nell’abbonamento a questi servizi per le testate italiane all’estero.

L’informazione così prodotta in un senso e nell’altro - è bene precisarlo - non andrebbe a vanificare quella già adesso realizzata dalle associazioni di emigrazione, ma anzi la integrerebbe o, meglio ancora, da quella, in certi casi, potrebbe trarre spunto ed alimento. L’importante è che l’informazione da e per i corregionali all’estero acquisisca una sua ragion d’essere, esca dall’ambito ristretto di settore ed entri nei normali circuiti della comunicazione, perché solo in questo modo, se si arriva a coinvolgere i più ampi strati dell’opinione pubblica e a creare la consapevolezza del valore aggiunto che rappresentano i corregionali all’estero, si può pensare di abbattere la barriera che attualmente divide chi sta in regione da chi ne è fuori.

Due ultime questioni pongo alla riflessione comune: l’opportunità di stage redazionali e di interscambi di giornalisti a fini di aggiornamento professionale tra la regione e i Paesi esteri dove c’è una forte presenza di corregionali, e i problemi connessi con l’implementazione di un sistema perché questo tipo di informazione di andata e di ritorno si realizzi.

Le Borse di studio che nel ’98 e ’99 abbiamo sperimentato proprio in Friuli-Venezia Giulia con il Canada, ci hanno dimostrato come la conoscenza reciproca dei diversi modi di lavoro e delle diverse esigenze del pubblico di riferimento possa consentire di superare alcune difficoltà, a cominciare da quella dei contenuti. Per quanto riguarda invece l’implementazione di un sistema per l’andata e il ritorno dell’informazione, va incentivato l’uso della tecnologia. Già l’organizzazione di “Friuli-Venezia Giulia nel mondo” ha segnato il trionfo della tecnologia che annulla tempo e spazio, abbatte fusi e distanze e proprio perciò rende più facile, rispetto al passato, il dialogo tra comunità lontane. Ma, prima ancora della tecnologia, è fondamentale in questo contesto l’apporto dei giornalisti corregionali o, più in generale, italiani all’estero, gli unici che possono coniugare assieme la sensibilità e la competenza professionale con la conoscenza dei luoghi e della materia. Attraverso loro e le loro testate, il Friuli-Venezia Giulia nel suo complesso avrà modo di proiettarsi più agevolmente nel mondo e, d’altro canto, il mondo comincerà forse ad entrare nel Friuli-Venezia Giulia.
 
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