Documento Finali

Trieste, 24 novembre 2003, Noi giornalisti italiani presenti al Workshop di Friuli Venezia Giulia nel mondo ci siamo riuniti per la stesura del presente documento.

Ribadiamo l’importanza sempre maggiore che i giornalisti italiani nel mondo assumono (e vogliono assumere) nell’ambito della riscoperta del ruolo e delle funzioni delle comunità italiane nel mondo. La comunicazione diventa sempre più un fattore fondamentale per la crescita del senso di identità nazionale e regionale, così come per la diffusione all’estero dell’immagine dell’Italia, delle regioni, delle città, del patrimonio culturale italiano. Inoltre le comunità - se adeguatamente poste in collegamento tra loro attraverso l’informazione - possono costituirsi come ponte di integrazione con le varie comunità autoctone nelle varie situazioni locali.

In questo senso riteniamo importante il costituirsi di associazioni di giornalisti italiani all’estero. Alcune esperienze sono già in atto in questo senso. Esse devono avere il sostegno sia dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, sia della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, sia della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’estero, la quale ultima, pur essendo una associazione di editori, vede al suo interno molte figure di giornalisti.

Ciascuna di queste associazioni di giornalisti italiani all’estero deve mantenere una dimensione nazionale là dove  è presente un numero sufficiente di giornalisti;  Nei Paesi dove ciò non è possibile, è auspicabile un accorpamento tra realtà più piccole. E’ importante che si evitino le frammentazioni e si mantenga una linearità e una semplicità di contatto con le organizzazioni  nazionali.

Riteniamo quindi importante che il progetto di riforma dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti contenga la possibilità per la creazione di Regioni all’estero dell’Ordine stesso, equiparate in tutto alle Regioni italiane dell’Ordine. Ciò sarebbe tra l’altro un impulso per una maggiore dinamica nella formazione di tali associazioni.

Le associazioni potrebbero diventare un motore per attività come corsi di aggiornamento, stages professionali, scambi culturali e di formazione. Le associazioni possono diventare in questo senso punti di raccordo con le regioni geografiche italiane; snodi per la identificazione di realtà giornalistiche all’estero legate alle  regioni italiane, motore per scambi culturali e di formazione fatti con le singole regioni italiane.

In questo senso riteniamo importante che anche regioni italiane, in collegamento con le Regioni dell’Ordine, con la FNSI e la FUSIE si attivino per una maggiore presenza anche nella stampa italiana all’estero, sia essa in madrelingua, sia essa in lingua locale. Servono informazioni, serve materiale fotografico, servono contatti veloci e informali. Serve soprattutto una rivoluzione copernicana negli amministratori, in modo che si accorgano della potenziale ricchezza costituita dalle comunità italiane e regionali nel mondo, così come dei media a loro servizio.

Le associazioni possono e devono diventare un riferimento per l’Amministrazione italiana all’estero (Ambasciate, Consolati, uffici pubblici) per ciò che riguarda (a condizioni di mercato) l’informazione. L’Amministrazione deve sapere che la maniera migliore per comunicare con le comunità italiane sono i contatti soprattutto con le associazioni dei giornalisti. I media all’estero devono diventare recettori istituzionali della informazione relativa al voto.

Le associazioni di giornalisti italiani nel mondo devono essere i referenti privilegiati per tutto ciò che riguarda la diffusione all’estero dell’informazione sull’Italia e le regioni italiane e, viceversa, per tutto ciò che riguarda l’informazione di ritorno ed i progetti relativi ad essa.

Le comunità di italiani all’estero diventano sempre più importanti anche in quanto elettrici. Gli italiani all’estero votano per i Comitati degli Italiani all’Estero (Comites); per il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE); per gli organi locali italiani, per il Parlamento italiano e per il Parlamento europeo. I media che si rivolgono alle comunità italiane  e le loro associazioni devono diventare i referenti per il dibattito politico, sociale economico e culturale, il quale si deve svolgere con un controllo dal punto di vista  deontologico. Questo sottolinea l’esigenza della creazione all’estero di regioni dell’Ordine. Riteniamo tuttavia che sia necessaria anche una presenza istituzionale dell’Ordine anche in quegli organismi che da sempre regolano la vita istituzionale degli italiani nel mondo. Ci riferiamo in particolare al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che vede già ora una presenza istituzionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero; nessuna della quali, però, con compititi istituzionali, in particolare  in campo deontologico.

Una organizzazione tanto complessa deve avere un centro di raccordo e di coordinamento delle attività che si svolgono in tutto il mondo; un centro che deve avere una sua ispirazione nell’Ordine Nazionale, così come nella Federazione nazionale della Stampa, nella Federazione Unitaria Stampa  Italiana all’Estero, nelle regioni italiane, nella Presidenza del Consiglio, nel Ministero per gli Italiani nel Mondo, nel Ministero degli Esteri. Ci auguriamo che questo centro sia creato proprio qui a Trieste, città che da sempre è rivolta al mondo, con una sua anima interculturale, con una sua attitudine a ragionare in termini globali.

Venceslao Soligo (Brasile)
Elizabeth Blue (Spagna)
Rocco Femia (Francia)
Mauro Montanari (Germania)
Antonio Temil (Russia)
Paola Prizzi (Turchia)
Fabrizio Intravaia (Canada)
Paolo Canciani (Canada)
Dario Nelli (Australia)
Luciana Tornquist (Brasile)
Cesar De Luca (Argentina)
Marina Artusa (Argentina)

 
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