II Workshop della Stampa
Ennio Bartolotta

San Paolo, 15 settembre 2006 - Noi siamo un organo che rappresenta i Delegati dei Consigli Regionali dell’Ordine dei Giornalisti e abbiamo come missione principale la cura e l’applicazione della deontologia, quindi della legge che regola la vita professionale dell’Ordine,  da “ordo” che in latino  vuol dire Ordinamento.
La professione giornalistica  italiana  è costituita in ordinamento giuridico con norme interne che hanno anche una valenza  esterna.

Questo Ordine  è così dal 1963, si è aggiunto in ritardo rispetto alle altre professioni intellettuali, dopo gli avvocati, i medici, gli architetti, gli ingegneri  ed è stato merito  dell’on .Guido Gonnella l’aver dato questa impronta alla professione, cioè costituire intorno al giornalismo un ordinamento proprio, dargli la dignità di una professione intellettuale al pari delle altre.

In base alla situazione italiana la conseguenza non poteva che essere  che di costituirsi quindi in un “Albun”, in una gestione dell’accesso alla professione che sotto l’egida del Consiglio Nazionale dell’Ordine  indice le sessioni di idoneità professionale, perché in Italia si diventa giornalisti professionisti dopo un esame di Stato, così come in tutte le altre professioni, in Italia, come penso qui, gli avvocati sono tali dopo che superano leprove e vengono poi iscritti all’albo, prima sono praticanti, così come in tutte le professioni liberali.
Il nostro ordinamento peraltro  è stato riconosciuto pienamente valido sia dal punto di vista costituzionale sia sotto il profilo della normativa europea.

Quindi il fatto che in Italia ci sia un Ordine dei Giornalisti, non è  considerato come una limitazione  all’accesso alla professione o alla libertà di  Stampa, come non è considerato un ostacolo alla circolazione del pensiero, questo è un fatto importante per noi.

È vero che non ci sono molti Ordini professionali dei giornalisti nel mondo però noi non siamo stati riconosciuti dalla Comunità Europea come un ostacolo alla professione, questo è un fatto molto importante  anche nelle discussioni che ci sono sia nel nostro paese, ma penso anche da voi.
Il Consiglio Nazionale dei Giornalisti è l’organo preposto alla gestione degli esami professionali, questi esami sono fatti dagli stessi colleghi di coloro che poi si accingeranno a diventare professionisti inquanto la Commissione è nominata dal Consiglio e c’è una Commissione interna a garanzia della trasparenza e della correttezza giuridico amministrativa e della procedura  che è data dal Presidente che è un esterno alla professione ed è un magistrato, questo  per salvaguardare il principio della terzietà della commissione rispetto alla procedura delle prove. 

Questo magistrato è nominato dal presidente della Corte di appello di Roma ed è l’unico rappresentante esterno perché gli altri componenti sono tutti dei giornalisti professionisti che abbiano almeno 10 anni di anzianità nella professione.
Le sezioni di esami si svolgono due volte all’anno, entro il mese di aprile e il mese di ottobre, è prevista anche la possibilità di sessioni straordinarie.

Gli esami consistono in una prova scritta e una prova orale, la scritta è composta di tre singole prove che si svolgono nella stessa giornata, c’è un questionario, c’è un estratto di un articolo, poi c’è una prova culturale per dare la possibilità al candidato di esprimere le proprie doti, coloro che superano gli esami scritti sono chiamati alla prova orale.

La legge si è preoccupata per definire quali sono le materie sulle quali viene affrantata la prova dai singoli candidati, coloro che conseguono l’idoneità possono poi essere iscritti nei singoli Albi regionali, peché in Italia la tenuta dell’Albo è  data dagli organismi regionali dei giornalsiti, mentre il Consiglio Nazionale tiene a fini documentali e non amministrativi l’Albo complessivo degli iscritti a base delle delibere che vengono dai singoli Ordini regionali. Nel processo di riforma dell’Ordine che in questi lunghi anni ha accomapgnato la nostra storia ora ci si appresta a cambiare il sitema di accesso affidando così come negli altri Ordini professionali la gestione dell’Esame di Stato alle Università, che poi sono quelle che gestiscono l’iscrizione alle professioni, questo però ancora non è avenuto, avevamo un progetto di  legge che sembrava giunto a termine nei mesi scorsi ma poi tutto è rimasto bloccato, ci sono stati degli impedimenti.

Le materie sulle quali  si concentrano le prove  sono varie, di tipo generale, si parte dalla consocenza del diritto, di tecnica giornalistica per valutare una preparazione a 360 gradi del candidato, negli ultimi periodi è stata prevista la partecipazione obbligatoria  per tutti coloro che si accingono a sostenere le prove di idoneità professionale, di un corso di formazione di un minimo di 45 ore, allo scopo preciso di coadiuvare e soprattutto dare loro delle impronte di conoscenza di carattere generale, attinenti alla deontologia per consentire a coloro che non provengono  dagli studi universitari, di acquisire degli elementi che saranno oggetto delle prove di ammissione.
Ci sono tanti motivi in Italia  per attualizzare o cambiare la legge sulla professione e quella sull’accesso è certamnete una delle fondamentali.

Certamente è  vi parerà curioso il fatto che io non sono un giornalista, sono il direttore amministrativo dell’Ordine, questo proprio perché la struttura  interna all’Ordine è fatta  da pubblici dipendenti, i colleghi che lavorano e che coordino sono persone che hanno sostenuto un esame di accesso al pubblico impiego, che hanno giurato fedeltà alla repubblica e sono chiamati a seguire i dettagli dell’art. 97 della Costituzione che stabilisce l’azione amministrativa che deve essere improntata ai principi di legalità, cioè il pubblico dipendente è semplicemente legato all’applicazione della legge.
 
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