Presidente dell'Ordine Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti

07/05/2007 - Lorenzo Del Boca
Intervista

1) Il giornalista. Come è cambiato questo mestiere oggi, alla luce della moltiplicazione delle innovazioni tecnologiche, dell'esplosione dei blog, della rivoluzione della società dell'informazione?

Un tempo il giornalista doveva andare a cercare la notizia. Adesso è la notizia che cerca il giornalista. Purtroppo, il più delle volte, il giornalista si trova impreparato a comprendere i valori e il significato dell'informazione e non ha il tempo per verificarla e approfondirla. La professione oggi sembra realizzata con il criterio della "vispa Teresa" che con la rete acchiappa le farfalle. Noi acchiappiamo le notizie senza renderci conto di quanta casualità venga concretizzata in questa operazione.

2) Sono cominciate le audizioni, alla Presidenza del Consiglio, in vista della riforma dell'editoria. Cosa ne pensa e a quali grandi cambiamenti porterà la riforma? Serve oggi una riforma del sistema?

Serve una riforma della professione. La legge istitutiva dell'Ordine è datata 1963, quando esisteva un canale radio e una rete televisiva. L' accelerazione sociologica di questi ultimi anni ha complicato il mondo dell' informazione, consentendo di conoscere in tempo reale che lo tsunami distrugge le isole dell'Oceano indiano, che le Twin Towers precipitano o che il presidente venezuelano viene deposto da un golpe e rimesso al suo posto con un contro golpe. Spesso il mondo conosce le vicende di uno spicchio di terra prima che quello spicchio di terra sia nella condizioni di sapere che cosa succede a casa sua.

La riforma deve tenere conto che il processo di informazione così veloce obbliga a una velocità maggiore il giornalista che può stare al passo con i tempi solo se la sua consapevolezza sarà adeguata. Quindi il giornalista deve studiare. Andare all'università prima di cominciare a lavorare e non abbandonare i libri. Un ingegnere va al Politecnico, un avvocato va a Giurisprudenza, il giornalista da qualche parte deve andare anche lui.

E se non esiste professionista che termina la carriera con gli strumenti che aveva appreso e praticato all'inizio, deve valere anche per i giornalisti. Può un chirurgo operare, alla vigilia della pensione, con gli strumenti che utilizzava trent'anni prima? E com'è possibile che per i giornalisti non sai previsto un aggiornamento costante? Per raccontare occorre prima sapere e per sapere è necessario capire.


3) Montezemolo ha detto di recente che i motori di ricerca "cannibalizzano" i giornali. Che ne pensa dell'informazione via web? Ritiene anche lei, come gli editori del New York Times, che essa sia il futuro?

L'informazione via web è un potente veicolo che fa transitare informazioni, notizie, commenti, dibattiti. Uno spicchio di futuro è certo riservato a questo comparto telematico di straordinaria efficacia e di velocità fino a poco fa inimmaginabile.

Credo che non sia l'unico futuro e che gli altri media manterranno la loro fisionomia e la loro utilità. Certo non possono pensare di continuare a sopravvivere senza modificarsi e senza tenere conto che altri strumenti di informazione gli si sono affiancati.

I giornali, soprattutto quelli di carta stampata sanno che non potranno più andare in edicola come ci andavano prima. Probabilmente non hanno ancora bene inteso come dovranno andarci. Il passato non c'è più ma il futuro resta evanescente. La sopravvivenza dei sistemi di informazione più vecchi e tradizionali dipende dalla loro capacità di adattamento.


4) Su quali basi, secondo lei, è possibile che si concluda la vertenza ormai annosa tra giornalisti ed editori per la firma del contratto?

Difficile da decifrare. Il sindacato ha avviato una vertenza dai caratteri ottocenteschi. Piattaforma vetero-tradizionale seguendo il canovaccio del vecchio contratto che prevede ancora il premio di produzione per gli stenografi (!). E una vertenza basata sullo sciopero generale in un contesto di notizie che arrivano a domicilio via telefonino fa sorridere.

5) Qual è la differenza tra le scuole di giornalismo riconosciute dall'Ordine e i corsi universitari?

Le scuole di giornalismo riconosciute dagli Ordini sono corsi universitari. L'Ordine si preoccupa di concordare con gli atenei un programma e dei moduli di programma che mettano nelle condizioni di acquisire un background culturale adeguato e di padroneggiare i sistemi di produzione, realizando quotidianamente un pezzo di radiogiornale, di telegionale, di giornale e di spazio web.

 
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