PUBBLICAZIONI GIORNALISTICHE   LIBERISTE
E TEOCRATICHE  SI ABBUFFANO, ALL'ESTERO LA FAME!

Una pioggia di denaro pubblico ai giornali dei partiti fantasma.

Quasi 160 milioni di euro a editori che si nascondono spesso dietro fantomatici movimenti politici. Fra loro anche i campioni del liberismo economico.

ROMA, 7 gennaio 2008 - Il bello è che tra loro ci sono alcuni dei campioni del liberismo economico, «editori» che da anni chiedono, esigono, pretendono la ibera impresa rispetto all'antico Stato assistenziale. E ricordano, giustamente, che il rischio fa parte del gioco.

ente con le idee chiare e col portafoglio zeppo di milioni di euro, frutto delle elargizioni di una legge che distribuisce a pioggiaogni anno quasi 160 milioni di euro, oltre trecento miliardi delle vecchie lire, divise tra poco più di trecentocinquanta testate.

Alcune note e affermate, altre decisamente sconosciute. Anche all' edicolante, non quello sotto casa, ma pure quello nel cuore di Roma o Milano.

Si dirà, è per la libertà di stampa. Forse sì, certo per alcuni è per la (propria) libertàdi campare meglio, molto meglio.

La parte del leone, grazie alla legge 250 del 1990, la fanno poche testate, quelle di partito e altre di... riferimento politico. La legge opera una certa distinzione tra i giornali da beneficiare, com'è specificato con certosina diligenza dal sito di palazzo

Chigi. C'è un primo elenco che comprende la stampa di partito che si porta a casa oltre 28 milioni di euro. Quotidiani storici e onosciuti, oltre che venduti, qualcuno di più come l'Unità (6,8 milioni di euro l'anno, dati 2003) o il Secolo d'Italia (poco più di tre), o la Padania (oltre 4), o Europa (3,2), o Liberazione (3,7) o ancora il quotidiano della Volkspartei (oltre un milione).

Altri meno, come l'Avanti della domenica (seicentomila euro per un numero settimanale), il Sole che ride (oltre un milione), la Rinascita della sinistra (quasi un milione), per arrivare alla Discussione (2,5), a Democrazia cristiana (157 mila) o al defunto Liberal (563 mila!) la cui richiesta di fondi pubblici non ha fatto certo onore al nome.

Il deragliamento dalla logica della legge sembra invece essere clamoroso quando si scorrono i finanziamenti previsti dall'articolo 153 della 388 del 2000 a favore di «quotidiani, già organi di movimenti politici, editi da cooperative costituite entro il 30 novembre 2001»: in pratica hanno avuto un anno di tempo per... costituirsi in cooperativa.

E' un elenco di rispetto, per l'autorevolezza che alcune di queste testate hanno poi acquistato. Si va da Il Foglio, quotidiano ultraliberista di Giuliano Ferrara, che si porta a casa ogni anno 3,5 milioni di euro (sette vecchi miliardi), ad un altro campione della libertà di impresa: Libero di Vittorio Feltri che invece di milioni se ne imberta 5,3, anche se ha come soci di maggioranza autorevoli imprenditori della sanità.

Il Foglio per ottenere i contributi pubblici è diventato il giornale della poco nota Convenzione per la giustizia (due parlamentari, il minimo chiesto dalla legge), mentre Libero non ha trovato di meglio che diventare l'organo del Movimento monarchico nazionale. Ma guarda te!

Per questi giornali lo Stato spende circa 21 milioni di euro. Chi l'avrebbe mai detto?. Eppure sono fatti noti da anni e nessuno ha mai alzato un mignolo. Un silenzio che ha accolto i quasi sei milioni di elargizioni pubbliche per l'Avvenire, il quotidiano della Cei: ma non c'era già l'8 per mille? O quelli (oltre due milioni di euro) per l'Opinione che anche nelle edicole del centro di Roma è «richiestissimo».

Altri soldi pubblici vanno poi a finire in tanti rivoli, tanti quante sono le testate edite da altre cooperative: quelle tutelate dalla legge 250 del 1990. Ce n'è per tutti, dai quotidiani locali alle testate di settore, come «Fare vela» (500mila euro). O il «Granchio» che, parsimonioso com'è il crostaceo, si porta a casa solo 41mila euro.

O altre testate (Jam, Il Patto, Gazzetta politica, la Verità...) dai nomi improbabili e dalle ancor più improbabili diffusioni. Alla fine, tutti cento sommati, incamerano 93 milioni (di euro! pubblici! l'anno!). Altri spiccioli (3,4 milioni) se ne vanno per testate religiose, pochissimo per quelle dei non vedenti e oltre due milioni per quelle di enti morali. Un capitolo a sè, sempre due milioni, è occupato da 124 testate edite dagli italiani nel mondo. Questi sono spiccioli se si vuole e, si spera, a fin di bene.

E' il grosso delle elargizioni che, in tempi di carestia, andrebbe rivisto. Per dare un segnale al Paese, alla «gente» che deve arrivare a fine mese senza contributo pubblico. Ma per carità, la legislatura è agli sgoccioli, le elezioni sono alle porte e i conti sono altri.

 
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