ANCORA UNA VOLTA: "IL FUTURO SIAMO NOI!"
Intervista all'On. Fabio Porta
Alla vigilia della partenza per l'Italia, l'On. Fabio Porta ha accettato di
buon grado una nuova sfida: un'intervista differente, un corpo a corpo a
ruota libera, senza peli sulla lingua: sette domande, a raffica, in cambio
di altrettante risposte "tutte insieme appassionatamente" del neo deputato
italo-brasiliano del Pd.
n On. Porta, andiamo a Roma per una gita turistica, una visita ai Musei
Vaticani, magari a Fontana di Trevi per il classico lancio del soldino, o
per tutelare e salvaguardare gli interessi di coloro che hanno firmato una
cambiale in bianco, ossia oltre 17 mila testimoni a suo favore?
FABIO PORTA - Vado a Roma con estrema umiltà e la consapevolezza della
grande responsabilità che mi attende; tentando di onorare, come ho già
detto, non soltanto quei diciassettemila elettori e tutti gli altri delle
liste del PD, ma i milioni di italiani e i loro discendenti che vivono in
Sud America. Non dimenticando mai i miei doveri di deputato, ossia il
servizio in Parlamento a tutto il Paese e a tutti gli italiani, sia quelli
che vivono all'interno dei confini nazionali sia di quelli che - come nel
mio caso - vivono all'estero.
n Si é fatta molta polemica durante la campagna elettorale sulla questione
della cittadinanza, non Le pare che bisognerebbe metterci le mani una volta
per tutte e modificare lo 'jus sanguis' per concedere il passaporto solo ai
discendenti che parlano un po' di italiano e conoscono la storia, almeno in
parte, del nostro Paese e non a coloro che dicono "Mio nonno era piemontese,
era nato a... Catanzaro"? Lei che ne pensa?
FABIO PORTA - Penso che la cittadinanza 'ius sanguinis' sia un valore da
preservare e, anzi, da valorizzare con adeguate politiche volte a darle il
giusto significato. In questo senso concordo sulla necessità di non
banalizzare un diritto tanto importante, quasi "sacro" nella misura in cui
riguarda valori tanto importanti e profondi. Un impegno che deve coinvolgere
tutti coloro che come noi sono impegnati nella difesa e nella
rappresentazione dei diritti degli italiani all'estero.
n Ogni tanto qualche burlone, come il diplomatico Sergio Romano dalle
colonne del "Corriere" spara a zero sulla cultura e sulla lingua"infarcita" - come dice lui - di ispanismi dei nostri connazionali; ci sarà
anche qualcuno, a cui dopo tanti anni, in Sud America, qualche battuta
spagnolesca o portoghesizzata sfugge, senz'altro: ma c'è anche tanta gente
che grazie ai giornali italiani e soprattutto alla Stampa italiana in
Brasile con riviste, giornali, programmi radio, televisione oltre a "Rai
Italia" riescono a mantenere degnamente il possesso della lingua di Dante.
Quindi le domando, in Italia ci sono 57 milioni di abitanti, tutti laureati?
FABIO PORTA - No, grazie. Non voglio tornare a polemizzare con Sergio Romano
o con chiunque si diverte a giocare al tiro al bersaglio contro gli italiani
che vivono all'estero, e in particolare contro il loro diritto di votare ed
eleggere propri rappresentanti in Parlamento. Credo che bisogna rispondere
con i fatti, con l'impegno serio e costante di tutti noi, parlamentari in
testa. Sarà questa la risposta migliore a tale tipo di polemica. Noi
italiani all'estero non siamo in competizione con i nostri concittadini
residenti in Italia, al contrario.
n La recente elezione ha portato in Italia 4 parlamentari dall'Argentina e
uno solo dal Brasile per la nostra ripartizione America meridionale. Conti
alla mano, non ci vuole Pitagora per capire che gli argentini partono sempre
con enorme vantaggio: 450.000 in Sud America aventi diritto al voto, la metà
dei quali si trovano nella terra del tango. Non sarebbe più logico l'
istituzione di due ripartizioni, una per l'Argentina e l'altra per il resto
del Sud America? Non sarebbe più rappresentativo? Ci sono anche i cileni, i
peruviani, gli ecuadoriani, tutti con lo stesso diritto. Ha una sua
proposta?
FABIO PORTA - Non è il caso di banalizzare una questione tanto importante.
Non è colpa dell'Argentina o degli italo-argentini se in quel Paese vive
quasi il 60% degli elettori della Circoscrizione Elettorale America
Meridionale. È evidente, ed in qualche modo giusto, che di conseguenza siano
maggiormente rappresentati in Parlamento. Certo, come dice Lei, il problema
è un altro, ossia quello di garantire una adeguata rappresentatività a Paesi
ingiustamente considerati "minori" (se non altro dal punto di vista del
numero degli elettori) che difficilmente in questo sistema riusciranno ad
esprimere un loro rappresentante. Un problema complesso, sicuramente da
affrontare, ma di non facile soluzione.
n Senza giochi di parole: l'On. Porta parte adesso, ma quando Porta riparte
(da Roma) che porta, oltre all'On., in Brasile?
FABIO PORTA - Sicuramente un grande sforzo e il massimo impegno di onorare
il mio mandato, non solo per rappresentare gli italo-brasiliani ma tutti gli
elettori e i cittadini italiani del Sud America. E poi, spero, alcune
risposte concrete ai problemi ed alle rivendicazioni della nostra comunità,
per le quali non soltanto in campagna elettorale mi sto battendo da anni.
Ma, in primo luogo porterò "in" Italia la forza ed il contributo
fondamentale della nostra comunità del Sud America, spiegando quanto sia
importante per loro valorizzare questa risorsa.
n On. Porta, Lei, qualche mese fa, ha scritto un articolo ripreso da vari
organi di stampa italo-americani, dal roboante titolo "Il futuro siamo
noi!". Ne è ancora convinto o, dopo la Sua elezione, nutre qualche dubbio? O
era solo una trovata per la campagna elettorale?
FABIO PORTA - Assolutamente no! Scrivevo quell'articolo all'indomani di
commenti e reportage apparsi su alcuni giornali stranieri, a proposito della
crisi economica (e non solo) italiana. Mi riferivo ad un patrimonio ancora
poco esplorato, da parte di un Paese povero di energia e materie prime ma
ricco di un "petrolio" che nessuno ha: una comunità di 60 milioni e più di
discendenti all'estero, oggi in grande parte costituita da gente che può
dare molto all'Italia. Ecco, in quel senso, scrivevo che "Il futuro siamo
noi!". Non solo non me ne sono pentito, ma credo di esserne ancora più
convinto oggi di quando ho scritto quel testo.
n Onorevole, Lei nelle elezioni nel 13 aprile ha ottenuto circa 17 mila
voti. A 3.300 uomini l'una, tra decurie e centurie, fanno poco più di 5
legioni romane. Si sente un "piccolo Cesare"?
FABIO PORTA - Il mio successo è il successo di un lavoro di equipe, di un
gruppo di persone; non è la vittoria di un candidato ma di un progetto
politico che viene da lontano. Avendo iniziato la militanza politica nei
movimenti sociali e sindacali da ragazzo (ormai trenta anni fa) ho l'umiltà
sufficiente per riconoscere il valore di questa vittoria e per darle le
giuste proporzioni. (aise) |
Foto (De Peron) 
O Sociólogo Fabio Porta, eleito para a Câmara dos Deputados italiana.
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