UN SECOLO DI STAMPA ITALIANA IN BRASILE
Edoardo Coen

Quando si comparano i numeri presentati dalla stampa italiana editata a San Paolo del Brasile, oggi, con quelli della vitalità dimostrata nel lontano 1907 la differenza abissale esistente tra i due periodi sorprende e sgomenta allo stesso tempo. Sgomenta ancora di più quando si verifica che questa differenza può essere misurata in negativo. Difatti, nel 1907, come scrive Angelo Trento nel suo libro: Dall'altro lato dell'Atlantico - Un secolo dell'immigrazione italiana in Brasile - si potevano trovare nelle edicole della città di San Paolo, ben cinque quotidiani in lingua italiana: Fanfulla; La Tribuna Italiana; Il Secolo; Avanti; Corriere d'Italia, inoltre a una decina di settimanali.

È un dato questo che stupisce, quando si considera che, malgrado il grande numero di italiani residenti, la maggior parte era composta da analfabeti o quasi, che per i lunghi orari di lavori dell'epoca, non avevano né il tempo, né la disposizione per accostarsi alla carta stampata.

È vero che questa differenza in negativo,  tra la produzione di stampati, tra il 1907 ed oggi, potrebbe essere giustificata dal fatto che le cose sono sostanzialmente cambiate, già che il processo emigratorio italiano da quasi cinquant'anni si è esaurito, ed il numero degli italiani emigrati, oggi eufemisticamente denominati italiani residenti all'estero è in continua diminuizione, questo dovuto all'usura inesorabile del tempo. Resta però il fatto che la nostra stampa locale non ha saputo adeguarsi a questo cambiamento di situazione.

Continua imperterrita seguendo lo stesso sistema e mentalità di un passato stigmatizzato dalla cinica frase di Sonnino, ministro italiano dei tempi del passaporto rosso quando affermava  che: l'emigrazione rappresentava la valvola di sicurezza per la pace sociale.

Mentalità, questa,  oggi totalmente superata dalle trasformazioni sociali avvenute in scala mondiale nel trascorso del secolo XX. I giornali italiani editati oggi all'estero non comprendono, né vogliono comprendere, che il numero dei cittadini italiani, che al momento della nascita hanno avuto la ventura di respirare le aure dell'italica terra qui in Brasile è sempre più esiguo, mentre aumenta di forma quasi geometrica quello dei discendenti diretti e indiretti, che attualmente raggiunge il numero di oltre 25milioni, formando l'ossatira della classe media locale.

Anche se la grande maggioranza non si esprime in italiano, sono sempre imbevuti delle tradizioni e dei ricordi tramandati dei loro padri, assieme ad una intrinseca e atavica  predilezione per tutto ciò che è di marca italiana. Ne è prova il fatto che molte imprese e multinazionali italiane che qui si istallarono ben dopo la congeneri di altri Paesi, in pochissimo tempo sono riuscite a scalare i primi posti nelle statistiche, quanto a produzione e vendite.

Attraverso un'analisi, anche se superficiale, di queste realtà, facilmente arriveremo alla conclusione che è necesario cambiare registro, questo in relazione alla stampa italiana in Brasile. Senza abbandonare l'informazione destinata all'italiano di nascita, si dovrà iniziare uno sforzo concentrato, che tenda alla riconquista di questo importante segmento composto dagli italo-brasiliani, attraverso ampi notiziari e servizi, sempre in lingua locale, versando su ciò che la nazione Italia attualmente può offrire, quanto al turismo, alla cultura, agli intercambi, siano essi commerciali, industriali o culturali, al mercato e alle opportunità.

È di somma importanza che si riesca a ridestare e in seguito rafforzare in questi "oriundi", il latente sentimento di orgoglio per la terra dei loro padri,  che anni di  abbandono hanno reso inerte. Allo stesso tempo ci si rende conto che in questa azione di ricupero, è necessario l'intervento del Governo italiano, che dovrà rivedere, aggiornare e riformulare le politiche in uso per il settore stampa all'estero, come anche quello delle singole Regioni,  già che gli imprenditori che operano in questo senso all'estero, sono incapaci con i loro mezzi di portare avanti un piano di una portata così vasta.

Si potranno così ricuperare le sinergie di un ingente patrimonio, lasciato all'Italia da coloro che in tempi passati hanno dovuto abbandonarla alla ricerca di condizioni migliori di vita.


 
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