Immigrazione italiana nel Nord e Nord Est del Brasile

 

 
Vittorio Cappelli

Belém-PA - Il Professor Vittorio Cappelli dell'Università di Calabria è un invitato speciale al XIII Congresso di Italianistica che si sta svolgendo a Belém, presso l'Università Federale del Parà. Il Professore è un esperto dell'immigrazione in Sud America, argomento sul quale ha lavorato e scritto moltissimo. Qui nello Stato del Pará ha anche collaborato con la Prof.ssa Marilia Emmi dell'Università Federale del Parà che ha recentemente scritto un libro sull'immigrazione italiana in Amazzonia. Durante il Congresso è stato intervistato da Paolo Carlucci.

Caro professore, Lei è venuto qua per parlare di immigrazione italiana nel Nord e Nord Est del Brasile. Può raccontarci cosa ha scoperto in particolare durante la sua lunga ricerca?

Ho scoperto che nel Nord e Nord Est del Brasile contrariamente a quello che si pensa normalmente in Italia, c´è un'esperienza migratoria italiana non di grandissimo peso quantitativo ma molto interessante dal punto di vista qualitativo. Ai margini dei grandi flussi migratori che si diressero al Sud del Paese, c'è un'importantissima esperienza migratoria italiana, sia nella regione amazzonica del Brasile che nelle capitali degli Stati del Nord Est; é un' immigrazione qualitativamente interessante perché del tutto spontanea.

Qui migrarono oltre a dei contadini anche molti artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, ma anche professionisti e artisti che cercarono di "Far l'America" in luoghi eccentrici e poco conosciuti, sfruttando l' opportunità economica che si presentò nella regione con l'occasione del ciclo economico della borracha (gomma) e che attirò alcune migliaia di italiani.; questi si diressero a Manaus, nella regione del Basso Amazonas dello Stato del Pará e a Belém.

Di questa esperienza migratoria rimangono tracce nelle città amazzoniche che possiamo ritrovare soprattutto nel ceto medio, tra i professionisti, commercianti ecc. ma soprattutto nell'architettura, nell'urbanistica dei luoghi . Casi analoghi s'ebbero anche nel Nord Est.

Lì l'immigrazione avvenne non a causa del boom della borracha ma per altre opportunità, per esempio lo sviluppo urbano di queste città le quali richiedevano competenze specifiche che erano per l'appunto soddisfatte proprio da questi italiani che arrivarono lì e che animarono anche il commercio, il settore delle piccole industrie, le botteghe artigiane, competenze delle quali i locali non disponevano.

La provenienza di questi emigranti è stata individuata con molta precisione, la stragrande maggioranza di questi provenivano da una zona di frontiera dell'Appennino meridionale tra Campania, Basilicata e Calabria e più precisamente da un punto di vista amministrativo, dalle provincia di Salerno, Potenza e Cosenza; quindi dal Sud più interno e nascosto , una regione che scende a precipizio sul mare e da lì si mossero anche alcuni dei primi italiani che vennero in Brasile.

Pensi che nella prima metà dell'800, quindi prima che si avviasse la grande migrazione , da Sapri parte un gruppo di artigiani che approda a Rio de Janeiro che nel giro di poco tempo diventano gli artefici della Zecca imperiale brasiliana, cioè il conio brasiliano è fatto da questi emigranti del Cilento, ma ci sono molti altri esempi che potrei farle di famiglie italiane che fecero storia in questo Paese come i Matarazzo i Siciliano solo per citarne alcune tra moltissime altre.

Professore in quale direzione Lei continuerà il suo già molto importante lavoro di ricerca ?

Io vorrei approfondire ancor più la ricerca su questa particolare esperienza migratoria verso l'Amazzonia e verso il Nor Est di cui abbiamo parlato perché questo aiuta a smontare due stereotipi o comunque a riempire dei vuoti sia sul versante brasiliano che sul versante italiano.

Per quanto riguarda il Brasile aiuta a riconsiderare un pezzo della storia brasiliana che i brasiliani spesso non conoscono o sottovalutano cioè la storia del Nord e del Nord Est, perché in Basile da molto tempo tutto si concentra al Sud e quel che è periferico, che appartiene al Nord viene sottovalutato e considerato anche alla luce di qualche pregiudizio.

Sul versante italiano lo studio di questa esperienza migratoria aggiunge nuove conoscenze alla storia della migrazione italiana ma anche aiuta a smontare il pregiudizio nei confronti dei meridionali che in questi casi si dimostrano particolarmente svegli, arditi, disposti al rischio e quindi questo contraddice il pregiudizio che dipinge i meridionali come passivi, pigri, fannulloni ecc. ecc.

É proprio dal Sud che partono alcune esperienze migratorie tra le più coraggiose; pensiamo a quanti ostacoli doveva superare un meridionale che partiva da un paesino dell'Appennino per andare in Liguria, a Genova a prendere la nave per poi arrivare alla fine del mondo, a Belém a Manaus.

 

Paolo Carlucci - ASIB-AISE

 
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