La mossa tedesca antispeculazione può dare un grosso aiuto a Obama Le importanti decisioni prese in solitudine dalla Merkel esempio per tutta Europa
Ma la storia dei passati tre anni e i recenti attacchi speculativi contro l'euro stanno a provare come il lavoro di mediazione non solo sia diventato estenuante, ma sia il campo di gioco preferito dalle lobby bancarie. La Merkel le ha messe a tacere, ricordando che quando si decide la bonifica della palude non si può andare a chiedere l'opinione dei ranocchi. «Vogliamo più regole, anche senza il coordinamento internazionale, in quanto abbiamo davanti una minaccia alla stabilità finanziaria in Europa e nel resto del mondo», ha precisato. Polemizzare con la Germania è perciò fuori luogo e controproducente. La cosa migliore per i paesi europei sarebbe chiudere il gap e fare proprie le decisioni di Berlino. Tra l'altro esse proibiscono le vendite nude allo scoperto di cds, di titoli relativi ai debiti sovrani europei e di titoli di 10 tra le maggiori assicurazioni e banche tedesche. Prevedono anche una tassa su banche e operazioni finanziarie. La Merkel aveva già presentato queste proposte al G8 di Heiligendamm nel giugno 2007. Le aveva ribadite in parlamento prima del summit dell'Aquila e discusse con molti governi, prima di tutto con Nicolas Sarkozy. Gli irresponsabili indugi dell'Europa hanno nel frattempo ulteriormente sollecitato la speculazione internazionale a scommettere sulla debolezza dell'euro. L'iniziativa di Berlino assume ancora più importanza alla luce della decisione del senato Usa di votare una riforma del sistema finanziario significativa nel suo insieme e nella sua eccezionalità, anche se ancora manca di sufficiente mordente. La normativa che si sta definendo prevede che i derivati siano contrattati sui mercati regolamentati in modo standardizzato e con specifiche garanzie richieste agli operatori. Trasferisce inoltre maggiori poteri di controllo alla Federal Reserve sulle grandi banche e finanziarie. Prevede una riforma sostanziale delle agenzie di rating. Opta per una separazione tra banche commerciali e banche di investimento. Purtroppo affida a nuove agenzie di controllo il compito di definire le regole e i comportamenti degli attori finanziari e dei loro strumenti. Lo stesso senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione di indagine sulla crisi finanziaria e Wall Street, presentando i risultati del suo lavoro, si è lamentato del fatto che l'emendamento del senatore Byron Dungan, che vietava le vendite allo scoperto «nude» di cds e di tutti gli altri derivati, non sia stato votato. Levin ha espresso disappunto anche per l'accantonamento di un altro suo emendamento che proibiva alle banche commerciali di usare i risparmi depositati in operazioni altamente rischiose e che affrontava questioni legate al conflitto di interesse. La non approvazione dei due emendamenti è una vittoria della lobby bancaria. Levin ha stigmatizzato il comportamento dei banchieri e dei dirigenti di Wall Street che «forse non hanno imparato le lezioni della crisi», ha scritto. «Noi dobbiamo riportare a Wall Street il poliziotto di quartiere che sa tenere a bada le bande oppure soffriremo di nuovo per la loro cupidigia», ha concluso il senatore. Negli Usa lo scontro con le banche continua e il suo esito è tutto da scrivere. Se, prima del summit del G20 di giugno in Canada, tutti gli stati europei adottassero i provvedimenti della Merkel, aiuterebbero Obama e darebbero un ruolo da protagonista all'Europa nella definizione della riforma del sistema finanziario.
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