La mossa tedesca antispeculazione può dare un grosso aiuto a Obama

Le importanti decisioni prese in solitudine dalla Merkel esempio per tutta Europa


 
Mario Lettieri, sottosegretario all ’Economia nel governo Prodi
Paolo Raimondi, economista





Dovremmo ringraziare la cancelliera tedesca Angela Merkel per aver preso, in solitudine, importanti decisioni contro la speculazione finanziaria. Ha rotto con le indecisioni e con il tabù di una finanza untouchable, intoccabile. È rilevante che almeno un grande paese sia passato dalle parole alle misure concrete, stabilendo l'autorità dello stato e della legge. Certamente sarebbe stato meglio se tutti i paesi dell'Unione Europea avessero preso la stessa decisione.

Ma la storia dei passati tre anni e i recenti attacchi speculativi contro l'euro stanno a provare come il lavoro di mediazione non solo sia diventato estenuante, ma sia il campo di gioco preferito dalle lobby bancarie. La Merkel le ha messe a tacere, ricordando che quando si decide la bonifica della palude non si può andare a chiedere l'opinione dei ranocchi. «Vogliamo più regole, anche senza il coordinamento internazionale, in quanto abbiamo davanti una minaccia alla stabilità finanziaria in Europa e nel resto del mondo», ha precisato.

Polemizzare con la Germania è perciò fuori luogo e controproducente. La cosa migliore per i paesi europei sarebbe chiudere il gap e fare proprie le decisioni di Berlino. Tra l'altro esse proibiscono le vendite nude allo scoperto di cds, di titoli relativi ai debiti sovrani europei e di titoli di 10 tra le maggiori assicurazioni e banche tedesche. Prevedono anche una tassa su banche e operazioni finanziarie.

La Merkel aveva già presentato queste proposte al G8 di Heiligendamm nel giugno 2007. Le aveva ribadite in parlamento prima del summit dell'Aquila e discusse con molti governi, prima di tutto con Nicolas Sarkozy. Gli irresponsabili indugi dell'Europa hanno nel frattempo ulteriormente sollecitato la speculazione internazionale a scommettere sulla debolezza dell'euro.

L'iniziativa di Berlino assume ancora più importanza alla luce della decisione del senato Usa di votare una riforma del sistema finanziario significativa nel suo insieme e nella sua eccezionalità, anche se ancora manca di sufficiente mordente. La normativa che si sta definendo prevede che i derivati siano contrattati sui mercati regolamentati in modo standardizzato e con specifiche garanzie richieste agli operatori. Trasferisce inoltre maggiori poteri di controllo alla Federal Reserve sulle grandi banche e finanziarie. Prevede una riforma sostanziale delle agenzie di rating. Opta per una separazione tra banche commerciali e banche di investimento. Purtroppo affida a nuove agenzie di controllo il compito di definire le regole e i comportamenti degli attori finanziari e dei loro strumenti.

Lo stesso senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione di indagine sulla crisi finanziaria e Wall Street, presentando i risultati del suo lavoro, si è lamentato del fatto che l'emendamento del senatore Byron Dungan, che vietava le vendite allo scoperto «nude» di cds e di tutti gli altri derivati, non sia stato votato. Levin ha espresso disappunto anche per l'accantonamento di un altro suo emendamento che proibiva alle banche commerciali di usare i risparmi depositati in operazioni altamente rischiose e che affrontava questioni legate al conflitto di interesse.

La non approvazione dei due emendamenti è una vittoria della lobby bancaria. Levin ha stigmatizzato il comportamento dei banchieri e dei dirigenti di Wall Street che «forse non hanno imparato le lezioni della crisi», ha scritto. «Noi dobbiamo riportare a Wall Street il poliziotto di quartiere che sa tenere a bada le bande oppure soffriremo di nuovo per la loro cupidigia», ha concluso il senatore. Negli Usa lo scontro con le banche continua e il suo esito è tutto da scrivere.

Se, prima del summit del G20 di giugno in Canada, tutti gli stati europei adottassero i provvedimenti della Merkel, aiuterebbero Obama e darebbero un ruolo da protagonista all'Europa nella definizione della riforma del sistema finanziario.

 

 

 

 
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