Il gioiello come forma narrante

 


Collana Modulare Nell’economia del III Workshop Internazionale del gioiello che ha avuto luogo durante il mese di Settembre, curato da Stefano Ricci e Claudio Franchi presso il Polo del Sao Josè Liberto di Belém, Pará, il primo designer e il secondo maestro orafo e critico d’arte, si affrontano temi che vanno dallo studio della cultura di progetto, alla verifica tridimensionale con le tecniche orafe tradizionali, fino alla lettura critica delle opere di gioielleria. Proprio su questo ultimo tema abbiamo intervistato il Prof. Claudio Franchi, che in una delle sue lezioni ha intrattenuto la platea degli studenti su alcuni progetti da lui stesso curati.

Intervistatore: Gli studenti oggi sono rimasti affascinati dalla sua lettura sulla “Collana Modulare”, soprattutto riguardo all’aspetto di condivisione di un progetto che in un gioiello ha visto il coinvolgimento di ben 24 autori. Ha avuto l’impressione che tale esempio possa essere di stimolo per gli studenti del Parà?

Franchi: Il dibattito che è seguito alla lezione dimostra che il terreno della ricerca attrae molto sia i giovani designer che gli orafi del Parà. Il potenziale della “Collana Modulare” sta nell’interscambio di esperienze che si è attuato a distanza tra gli artisti coinvolti nell’elaborazione dell’opera, e nella grande forza comunicante che ogni autore ha saputo esprimere con messaggi di elevata intensità poetica.

Int: il Prof. João de Jesus Paes Loureiro, filosofo ed esteta, ha dato una lettura della “Collana Modulare” di grande suggestione

Fra: sono rimasto colpito dal grande spessore filosofico del Prof. Loureiro. Nel caso della Collana Modulare ha parlato di tempo compresso, paragonandola allo scudo di Achille che rappresentava la storia dell’umanità. Pienamente condivisibile, il princìpio che vede la Collana Modulare, portatrice di una capacità espressiva appartenente di diritto alla storia dell’arte come mezzo della conoscenza e racconto degli eventi.

Int: Lei ha parlato della “ricostruzione del valore” e della riconquistata dignità dell’autore. Cosa vuol dire esattamente?

Fra: Quando un artista si misura nella forma espressiva del gioiello crea le condizioni per riportare in equilibrio lo spostamento eccessivo dei prodotti di gioielleria oggi indirizzati verso la dimensione industriale. Nella “Collana Modulare” l’intuizione dell’ideatore, Stefano Pedonesi, sta nell’aver utilizzato il concetto di modulo, notoriamente utilizzato nei processi di serializzazione, per rivendicare il valore dell’unicità e quindi contrapporre il ruolo dell’autore del gioiello alla crescente omologazione avviata attraverso le leve del marketing.

Int: Quindi anche l’esempio della mostra “Archeogioielli Contemporanei” è non meno importante per ovviare al clima di omologazione, per la ricerca di quell’identità sulla quale Lei e Ricci spesso insistete

Fra: “Archeogioielli Contemporanei” dimostra che si può fare ricerca e innovazione anche recuperando il passato, tracciando la difficile strada dell’originalità dei linguaggi. La lettura dell’antico può costituire una chiave di interpretazione per l’estetica e i contenuti del contemporaneo. In tal senso, in Italia, l’aggregazione degli autori del gioiello di ricerca è garantita dallo stimolo che proviene dall’Associazione Gioiello Contemporaneo, spazio che consente di condividere esperienze di lavoro e di pensiero.

Int: Lei ha insistito anche sulla necessità di lavorare sull’immaginazione. Oggi ha toccato l’argomento del coinvolgimento dei sensi nella creazione di gioielli, citando alcuni autori romani dei quali ha mostrato i lavori, ricordo Luisa Bruni e i suoi “Atolli” e Francesca Gabrielli.

Fra: Luisa e Francesca sono due tra i tanti esempi che testimoniano il vigore del settore del gioiello di ricerca. Sono molti gli autori che sanno dare spazio all’immaginazione che va oltre la forma, che si spinge nel terreno spesso spinoso delle relazioni tra materiali eterogenei e nella capacità dell’autore di conferire nuova vita alla materia, rendendola spesso viva. O se non propriamente viva, quantomeno verosimile. Si tratta di una sorta di imitazione del reale,  ma non quello di concezione aristotelica, riprodotta per come la percepisce la vista, piuttosto nella direzione di una sintesi giocata sull’astrazione mirata ad evocare forti sensazioni emozionali.

 


 

 
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