Al rigore bisogna affiancare lo sviluppo. Subito
Mario Lettieri, sottosegretario all ’Economia nel governo Prodi
In una situazione occupazionale già difficile e con la stima di un ulteriore aggravamento tanto da prevedersi una perdita di altri 100.000 posti di lavoro entro la fine dell'anno, i tagli annunciati da soli sarebbero altamente recessivi. Non sarebbe capito e tanto meno accettato dai cittadini. Inevitabilmente provocherebbero tensioni sociali con ricadute pesanti sulla stessa economia e tanto più sul ridimensionamento del debito. Non siamo contro il rigore. Anzi occorrono controlli stringenti per eliminare i tanti sprechi quotidiani. Non solo nei ministeri e negli enti e società ad essi collegati. Comuni, province e regioni non sono sottoposti ad alcun controllo, se non quello della Corte dei Conti che arriva dopo molti anni. Si pensi che i revisori dei conti vengono scelti dagli stessi amministratori ed è stato eliminato finanche il parere di legittimità obbligatorio che prima esprimevano i segretari comunali e provinciali. Il peso della manovra non può che essere giustamente distribuito. Ciò vuol dire che a pagare di più deve essere chi ha e ha avuto di più. Non si tratta di punire i più fortunati, ma di chiedere loro di contribuire di più alla salvezza del paese. Perciò serve una patrimoniale forte sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni. Secondo noi la metà della manovra dovrebbe essere a loro carico. Del tutto fuori luogo sono le lamentele per la cosiddetta tassa di solidarietà a carico di manager, calciatori, attori, giornalisti, grandi professionisti, alti dirigenti delle Stato e delle Regioni, ecc. Certo bisogna ridurre anche le spese inutili ed eccessive della politica, a partire dalla drastica riduzione del finanziamento pubblico dei partiti. La lotta al sommerso, all'elusione e all'evasione fiscale, anche quella che usa i derivati finanziari come moderni strumenti di abbattimento dell'imponibile, deve essere fatta con maggiore convinzione. Le ultime stime indicano un sommerso di 230 miliardi di euro! Dopo averne verificato la praticabilità costituzionale, si potrebbe recuperare qualcosa anche dai capitali già fuggiti all'estero e scudati con il semplice pagamento del 5%. Non si può ritenere equo l'aumento dell'Iva, come molti auspicano, in quanto andrebbe a colpire linearmente tutti i cittadini e avrebbe effetti recessivi. Scaricare pesanti tagli sugli enti locali, soprattutto per quella parte che andrebbe a colpire i servizi sociali, è la strada più semplice ma non la più equa. Certamente occorre razionalizzare l'amministrazione pubblica. Vi è l'indubbia necessità di un progressivo adeguamento del nostro welfare, delle nostre pensioni e del lavoro agli standard europei. L'Italia, la Francia e gli altri Paesi non potranno chiedere aiuto all'Europa se non adeguano l'età pensionistica a quella dei lavoratori tedeschi.Ma colpisce molto il fatto che la manovra manchi di una idea e di una visione strategica per la crescita e per lo sviluppo. In verità non ci sorprende in quanto un crescente fondamentalismo neoliberista, che vede lo Stato come il nemico da abbattere, è penetrato ovunque. È l'ultima ideologia morente dell' Ottocento che sta facendo danni enormi. Un liberismo economico e un monetarismo nati nella vecchia Inghilterra dove l'economia poteva contare non su uno Stato ma su un impero che raccoglieva ricchezze a man bassa dalla sue colonie. Noi crediamo che la ripresa debba essere al centro delle decisioni della manovra economica in discussione. Non basta il risanamento del bilancio. Gli enti locali hanno un patrimonio immobiliare di circa 350 miliardi. La parte inutilizzata è di 20-40 miliardi. Il 60% del totale riguarda l'edilizia residenziale pubblica che potrebbe in parte essere venduta ai residenti. Venduta, non svenduta. Attualmente gli enti locali hanno un debito complessivo di 111 miliardi dei quali 78 nei confronti della Cassa Depositi e Prestiti. Alla quale ovviamente pagano gli interessi dovuti. Secondo noi, potrebbero estinguere tale debito nei confronti della Cassa vendendo alla stessa parte dei loro immobili. Ma la Cdp dovrebbe creare un Fondo equity il cui capitale sarebbe formato proprio dal valore degli immobili. Tale fondo dovrebbe essere finalizzato alla promozione di investimenti, a partire dalle grandi infrastrutture nel Mezzogiorno la cui carenza incide negativamente sull'intera economia nell'area e nel Paese. Lo stesso si potrebbe fare anche con le riserve auree della Banca d'Italia. Esse erano 2.412 tonnellate a fine 2010 con un valore di 83 miliardi. Oggi con il mercato dell'oro in crescita vertiginosa, valgono oltre 100 miliardi. Da tempo noi sosteniamo, e recentemente con la loro autorevolezza lo propongono anche Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, la istituzione degli EuroUnion Bond. Secondo la loro proposta i paesi dell'Unione europea dovrebbero conferire in un Fondo finanziario europeo in modo proporzionale capitali per 1.000 miliardi di euro. In parte formati dalle riserve auree e in parte dalle quote azionarie di società partecipate dai vari governi. L'Italia dovrebbe contribuire per 180 miliardi, di cui oltre 100 riferiti alle riserve auree. Il fondo potrebbe emettere bond per circa 3.000 miliardi: 2.300 per portare la media del debito europeo da 86% al 60% del Pil e 700 miliardi per promuovere grandi progetti di investimento. Anche su questo terreno si valuterà la capacità del governo e del parlamento italiano. |
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