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Lettera del Presidente

L’Associazio

ATTACCHI ALLA STAMPA NON SARANNO UTILI A NESSUNO

 

I continui attacchi alla stampa, da parte di settori del mondo italiano in San Paolo, riflettono la completa ignoranza del ruolo del giornalismo.

Non ci fa meraviglia, già che anche il Supremo Tribunale Federale del Brasile è in questo ruolo, non volendo tutelare la valenza della professione, succumbendo all'assalto da parte del mondo politico, e editoriale che vuole imporre una contrattazione che annulli i contenuti professionali della prestazione giornalistica, già che ha liberato qualsiasi analfateta a diventare giornalista, fingendo di non conoscere le regole che comandano la professione.

Chiamato ad esprimere opinioni, come se fosse il consiglio supremo del paradiso, il tribunale pretende di definire il sesso degli angeli, la professione di giornalista e magari anche quella dei cuochi. "Un eccellente cuoco potrà essere laureato in una facoltà di gastronomia, ma ciò non legittima lo Stato ad esigere che un pasto sia confezionato da un professionista con diploma registrato mediante un corso supereiore in questa area" afferma il presidente Gilmar Mendes; bene caro ministro lo Stato può non esigere il diploma, ma la popolazione si, per fuggire ai terribili intrugli che sono serviti, specialmente nei ristoranti "tipo italiano". Il miscuglio tra giornalsimo e gastronomia che ha fatto il Supremo, definisce meglio di qualsiasi articolo, dove siamo.

Ma miglior consiglio ci viene da Mario Petrina dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti "A mio avviso - scrive - il giornalista, infatti deve innanzitutto ritenere suo primo e cogente dovere di esercitare la critica, il controllo, la satira, il distacco e la presa di distanza da ogni tipo di potere; sia esso politico, economico o culturale. Il giornalista è tendezialmente "nemico" del potere, in quanto deve prevenirne gli abusi, temperarne l'arroganza, colpirne la megalomania, deve anche evitarne le distorzioni maliziose, le furbe strumentalizzazioni, gli asservimenti, i condizionamenti al potere economico e discipline di fazione o di clan e conservare l'autonomia di giudizio".

I clan che vogliono appunto che "l'autonomia di giudizio" della stampa italiana in Brasile si chiamano appunto Comites, associazioni, consolati, CGIE, partiti politici, sindacati, che danno criteri e pareri che pretendono di asservire la stampa ai loro obiettivi e interessi.

Il caso del periodico "ORIUNDI" è tipico di questa megalomania, persone che si credono "autorità" esprimono giudizi a destra e a sinistra, su quello che il giornale deve scrivere oppure no, minacciando ritorsioni, tagli di pubblicità e dei parchi contributi che lo Stato elargisce all' estero a contagocce.

È nostra convinzione che l'editore Vezio Nardini con professionalità, con la sua pubblicazione rende un grande servizio alla comunità italiana, con giornalismo investigativo e puntuale, denunziando irregolarità, supprusi e sotterfugi di diverse istituzioni e persone che si ritengono intoccabili e che vogliono che la nostra stampa sia imbavagliata, inquanto la stampa ha l' obbligo e il dovere di fornire un'informazione obiettiva, imparziale e completa.

Quanto agli altri mezzi di informazione sono sotto un torchio, che sono i politici che vogliono in tutti i modi strangolare la libera voce degli emigrati, fa scomodo la nostra voce indipendente, ad un paese che anche con poche credenziali appartiene all'Unione Europea e al G7.

La globalizzazione, impone che questo mondo di pasticcioni si trasformino in professionisti, con regole deontologiche ben chiare alle quali tutti dobbeno ubbidire.

Venceslao Soligo
Presidente

 
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